a Torino e naturalizzato piemontese grazie al servizio presta-
to come soldato nella guardia ducale, era in realtà oriundo del
Faucigny e che dunque apparteneva alla comunità franco-
savoiarda che, con il trasferimento della capitale da
Chambéry a Torino, aveva preferito tentar fortuna in que-
st’ultima. Egli si dichiarava creditore di 25 scudi del muratore
Varaldo, savoiardo anch’esso. Sposandosi con Anna
Mussotto, torinese, quest’ultimo era inizialmene riuscito a
inserirsi nel contesto urbano acquistando una casa e creando-
si una piccola clientela in virtù della sua professione. Non era
stato, però, capace di mantenerla; come disse Giovanni Pietro
Ghigliotti, procuratore della vedova,
mastro Martino Verrardo [
sic
per Varaldo] quando contratò il matri-
monio et sposò lei capitullante era povero et non possedeva cosa alcu-
na, et non potteva tanto guadagnare con sua arte di quanto spendeva in
giochi et taverne. Più che, per dover dare diverse somme di dinari a
diversi et non haver il modo di pagare, fuggì da questa città et he morto
poverissimo in Lione, talmente che lei capitullante non sollamente non
he statta herede d’essi, ma creditrice di lui et suoi heredi di scuti 300
17
.
Tuttavia Martino aveva acquistato una casa (quella con-
tesa), sita nei pressi della parrocchiale dei Santi Dalmazzo e
Antonio che nei primi anni ospitò alcuni uffici della
Compagnia
18
,
in coerenza con «S. A. per la casa qual era delli
fratelli d’Ayazza», di proprietà, appunto, del patrimonio
ducale. Contraendo un secondo, più vantaggioso matrimonio
con un segretario del Senato, Anna Mussotto – che continuò
a respingere fino alla morte le pretese del Cappone risultan-
do contumace a tutte le udienze del processo – aveva saputo
75
17
Ibid.
,
cc. 24 sgg.
18
ASSP,
Compagnia di San Paolo, Statuti e regolamenti
,
scat. 1, fasc.
1/
bis/1,
Institutione et regole della Compagnia di San Paolo di Torino,
in
Turino, appresso Antonio de’ Bianchi, 1594, p. 5.