commedia, invece, è metaforicamente pregnante in riferi-
mento ai lasciti, utilizzati come fonte primaria per questo
breve studio il quale, lungi dall’esaurire un argomento tanto
vasto e complesso, si propone di restituire un parziale spacca-
to proposopografico dei primi decenni di attività della
Compagnia.
Per il periodo preso in esame, i lasciti conservati sono
appena trentasette
2
:
un numero inadeguato per tentare qua-
lunque approccio di carattere quantitativo, ma sufficiente per
delineare la composizione sociale dell’ente e, soprattutto, la
rete di relazioni tra questo e i suoi benefattori, nella maggior
parte dei casi, come si vedrà, direttamente coinvolti nella
gestione degli interessi del Monte e degli istituti a esso colle-
gati. Poiché il primo aspetto – cioè lo spettro degli individui
che gravitarono attorno alla Compagnia, fondandola e soste-
nendola anche in virtù di legami politici di rilievo – è già stato
posto in luce in un contributo di Anna Cantaluppi assai ricco
di spunti
3
,
qui si insisterà sullo spoglio dei lasciti cercando di
avvalorare la tesi di una stretta commistione tra confratelli,
esponenti dell’
élite
cittadina inserita nel controllo della muni-
cipalità di Torino e, talvolta, aristocratici o
homines novi
lega-
ti alla corte sabauda. Si tratta di un
milieu
già analizzato, con
70
2
È ipotizzabile che i documenti rimasti siano stati
ab origine
scorpora-
ti dall’archivio della Compagnia e isolati come serie a sé in quanto
riguardanti, più o meno indirettamente, alcuni dei confratelli.
Si potrebbe così spiegare la lacunosità dell’Archivio, ancor più eviden-
te per quanto riguarda alcuni dei fondi principali (i Verbali e
gli Ordinati del Monte, per esempio, da integrare però con i verbali
del Monte di Pietà e dell’Ufficio pio) e la totale scomparsa di carte
conosciute dal Tesauro (come i
Memoriali
di padre Leonardo
Magnano) e della corrispondenza che, quasi sicuramente, fu scambiata
tra i membri dell’istituto. Sull’archivio e il suo inventario, cfr.
L
OCOROTONDO
, 1963.
3
C
ANTALUPPI
, 1999,
pp. 81-94. Sulla storia della Compagnia, cfr. anche
A
BRATE
, 1963,
corredato dall’inventario di G. Locorotondo.