luogo e solennità pubblica, egli aveva inoltre capacità di por-
tare armi offensive e difensive permesse ai soldati di milizia.
Gli erano confermate le «arme et insegne antiche e moderne»
se già le possedeva e, nel caso ne fosse sprovvisto, gli erano
concesse senza alcun pagamento di finanza.
L’editto del 1610 trovò applicazione ancora per tutto
l’arco del Seicento e fu sostanzialmente recepito anche
dalle Regie Costituzioni del 1723 e del 1729, se pur con
qualche variazione. Il manifesto camerale 15 febbraio 1734
stabilì un nuovo regolamento delle tappe, sia in relazione
alle terre recentemente acquisite, sia a quelle costituenti il
nucleo originario dei domini sabaudi
10
.
Questa breve introduzione all’istituto dell’insinuazio-
ne, che non ha assolutamente la pretesa di essere esaustiva,
dovrebbe servire, nelle intenzioni delle autrici, a meglio
evidenziare la rilevanza di tale ufficio e soprattutto della
produzione documentaria derivatane.
L’Archivio di Stato di Torino conserva tale fonte limi-
tatamente alle località facenti parte della provincia di
Torino. Si tratta di alcune migliaia tra volumi e registri,
dotati, almeno per quanto riguarda la tappa di Torino, di
rubriche alfabetiche per cognome delle parti e cronologi-
che per anno. È facile intuire quanto e come uno strumen-
to del genere possa risultare utile a chi, dovendo ricostrui-
re vicende biografiche o patrimoniali di una persona, di un
ente, la storia economica o sociale di un luogo, la commit-
tenza di opere d’arte, non sia a conoscenza del nome del
notaio che abbia rogato gli atti notarili utili alla ricerca.
L’ordinamento cronologico di questi ultimi consente di
arrivare agli atti anche in assenza dell’archivio del notaio.
Ed è proprio grazie a tale documentazione che è stato
19
10
Ibid.,
pp. 267-275.