mercanti e banchieri che avevano preso parte all’operazione
veneziana, tra le quali le ricevute e le lettere di cambio di
Carlo Baronis e di Lorenzo Georgis, non accettano i loro ren-
diconti e dichiararono i due cognati debitori nei confronti
dello Stato per migliaia di zecchini. Il 13 settembre dello stes-
so anno, il principe Vittorio Amedeo inviò una lettera ai
magistrati affinché «procedessero contro gli heredi del fu
Lorenzo Georgis e Carlo Baronis per lo denaro di Venetia
all’A. S. spettante alle mani loro in qual si voglia maniera per-
venuto». Inizia in questo modo un lungo processo contrasse-
gnato da un dura battaglia legale di cui resta traccia nelle deci-
ne di atti processuali e documenti presentati dalla difesa e dal-
l’accusa. In uno degli atti si legge:
sendo gli anni 1616, 1617 et 1618 pervenute diverse somme di denari
che pagava la Serenissima Repubblica di Venetia nelle mani delli
sig. Auditore Carlo Baronis et del fu Lorenzo Georgis compagni ban-
chieri residenti in questa città d’ordine di S. A. si sono commessi, et
fatti li debiti conti […] sono stati dichiarati inamissibili in tutto a zec-
chini 249.749 de qual somma restando per conseguenza essi signori
debitori
108
.
A quanto pare, già qualche anno prima, Carlo Baronis e
Lorenzo Georgis erano stati accusati di speculare ai danni del
sovrano e delle sue finanze. In una lettera del 1618, indirizza-
ta a Carlo Emanuele I, un mercante milanese, Gerardo Basso,
desideroso di far parte anche lui della cerchia dei mercanti di
corte, tracciava un quadro poco lusinghiero di alcuni noti
mercanti torinesi e lombardi, presentando il lucro indebito
come una prassi consolidata:
ben so de quanti grossi cambi gli fanno pagare quelli che gli danno e
158
108
AST, s.r.,
Camerale
,
Art. 496
,
Atti diversi del Patrimoniale generale
contro Particolari
,
lettera “B”, m. 4/1, n. 4, anno 1626.