mercanti
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che presero parte all’impresa, la cifra maggiore,
805.476
zecchini, fu erogata dai fratelli Baronis insieme a
Lorenzo Georgis.
Nella primavera del 1618, l’ambasciatore Donato, mandato
in Inghilterra, fu sostituito da Raniero Zen, il quale, solo successi-
vamente, dopo approfonditi controlli contabili e conferme da
parte dei mercanti torinesi, accusò il Donato di aver gonfiato i
conti, riportando un aggio del tre per cento, al posto del due real-
mente versato; la Repubblica di Venezia fu costretta a perseguire
il Donato che, dopo una fugace apparizione, scappò in Inghilterra
dichiarandosi in questo modo colpevole
107
.
Le quietanze di paga-
mento, le lettere di cambio e i bilanci relativi all’intera operazione
furono registrati nei conti della Tesoreria Generale e accurata-
mente vagliati e esaminati dalla Camera dei conti. Il 21 maggio del
1626,
il duca Carlo Emanuele I, per sollecitare la revisione dei ren-
diconti, scrisse agli auditori Solaro e Pellegrino:
Crediamo che a quest’hora havrete fatto il conto delli banchieri
Georgis et Baronis et altri mercanti del dinaro di Venetia […] vi dicia-
mo col presente dover da quello cavarne un sommario con rillevarne li
ponti e difficoltà che v’occorreno per la terminatione d’esso et con la
maggior brevità possibile.
Dopo aver controllato tutte le «pezze» presentate dai
157
106
Enrico Stumpo sottolinea che, escludendo i tedeschi e i veneti, gli altri
sedici personaggi, alcuni piemontesi altri di origine lombarda, possono
essere suddivisi in due categorie: la prima, composta da veri e propri
mercanti, con magazzini in Torino e contatti all’estero; la seconda, for-
mata da banchieri, tra i quali spiccano, oltre a Giovanni Paolo
Fontanella e Andrea Porro, anche i Miloda; questi ultimi, provenienti
dalla Valsesia, si erano inseriti nel ceto dei finanzieri e degli appaltatori
ducali, giungendo nel corso di una sola generazione alla nobilitazione.
Sulle famiglie Porro, Fontanella e Miloda, cfr. S
TUMPO
, 1979,
pp. 190,
194, 201, 232, 274;
R
OSSO
, 1992**,
pp. 186-188.
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Sulla figura del Donato e le somme da lui effettivamente sottratte, cfr.
S
TUMPO
, 1974,
pp. 440-441.