ogn’un leverà la sua parte del capitale che degli utili nelli effetti che si
troveranno in essere, tanto in dinari, crediti, mercantie, et ogn’altra
cosa pertinente a detto negocio come anco sendovi danno (che Dio non
voglij) ogn’un di luoro promettono patirne e supplir soa parte rispetti-
vamente
91
.
Nonostante «le fattiche nel negotiare fossero grandissi-
me», grazie alle notevoli capacità organizzative e imprendito-
riali e alla vasta rete di amicizie e conoscenze, Carlo e Loren-
zo, attraverso il commercio, il prestito, l’appalto di gabelle, la
riscossione di tributi, diedero vita a una delle più importanti
società torinesi dell’epoca, apprezzata e riconosciuta in Italia
e all’estero. Ebbe inizio in questo modo tra i due cognati una
duratura e proficua collaborazione che li portò a viaggiare in
molti paesi europei e ad entrare in contatto con i più impor-
tanti banchieri dell’epoca. Come la maggior parte degli uomi-
ni d’affari del tempo, periodicamente anche loro si recavano
nelle principali piazze di cambio
92
italiane ed europee e alle
152
91
Ibid.
, 1614,
lib. 2, cc. 257
r
-262
r
.
92
Nel Cinquecento in tutta l’Europa occidentale si sviluppò, accanto al
mercato, per lo più locale, del cambio manuale, una rete internazionale
del cambio mediante lettera, in cui le piazze erano organizzate gerarchi-
camente, dominate da una di esse, che dava il tono a tutte le altre; su
questa piazza i più importanti mercanti-banchieri, in maggioranza italia-
ni, stabilivano la quotazione centralizzata dei corsi dei cambi mediante
lettera, che poi veniva diffusa su tutta la rete. Le relazioni fra le varie
piazze si attuavano in base a norme ben definite di scaglionamento tem-
porale, che permettevano fruttuose operazioni di andata e ritorno e di
arbitraggio, sulle quali si lucrava un interesse. Sullo sviluppo delle fiere
e delle principali piazze di cambio in Europa durante l’età moderna, cfr.
B
OYER
-
X
AMBEAU
-
D
ELAPLACE
-
G
ILLARD
, 1991.
Sulla lettera di cam-
bio, cfr. D
E
R
OOVER
,
1953;
sulle implicazioni giuridiche, cfr. la voce di
C
ASSANDRO
, 1959,
pp. 827-839.