dell’entranea del vino et dritto della carne»
85
.
Alla fine degli
anni Trenta si trasferì definitivamente a Piacenza, sede di una
delle principali fiere di cambio, dove continuò ad esercitare
l’attività di banchiere.
Riccardo, differentemente dal fratello, svolse diverse
mansioni, alcune di una certa rilevanza, per la casa ducale: tra
il 1630 e il 1637 «per servitio ducale» compì numerosi viaggi
in Italia e all’estero, in particolare in Olanda, dove soggiornò
per diversi mesi. Prese parte insieme a Ottavio ad alcune ope-
razioni finanziarie e «a conto del grano fornito per l’armata di
S. M. Cattolica»
86
,
si occupò di riscuotere dal tesoriere gene-
rale spagnolo 50.570 ducatoni»
87
.
Alla fine di dicembre del
1637 «
si partì dalli Stati di S. A. R. per andare a Roma e gion-
to a Ligorno [
pro
Livorno] passò ad altra vita»
88
.
Solamente Ignazio e Giovanni Paolo nell’ambito delle scel-
te professionali non seguirono le orme paterne: il primo intra-
prese gli studi legali, conseguendo il dottorato, indispensabile
per accedere alle cariche giuridiche
89
;
il secondo la carriera
150
85
Ibid.
, 1633,
lib. 3, vol. 2, cc. 679
r
-681
v
.
86
Ibid.
,
Camerale
,
PCF
,
reg. 1631 in 1632, cc. 132, 336.
87
Ibid.
,
Camerale
,
Art. 746
,
Conti e Ricapiti per i partiti fatti con S. A. R.
dal 1627 al 1637
.
88
Ibid.
,
Insinuazione di Torino
, 1639,
lib. 1, cc. 47-54
r
.
89
La proliferazione di nuove magistrature, incoraggiata da Carlo
Emanuele I, rese tanto ambita per i figli di ricchi mercanti, di piccoli fun-
zionari, ma anche membri dell’aristocrazia urbana, l’acquisizione del
dottorato. In ambito cittadino il suo conseguimento divenne sempre di
più un requisito fondamentale per rivestire la carica di vicario. È molto
probabile che la strada scelta da Ignazio facesse parte di una strategia
intrapresa dalla famiglia volta ad inserire i vari componenti in più ambi-
ti. A tal proposito, Camilla aveva dato al figlio, come risulta dal testa-
mento del 1623 «in contemplatione dei suoi studij et adotorato», 300
scudi.