ogni tipo di operazione finanziaria per conto terzi, dai deposi-
ti alle operazioni di giroconto, ma soprattutto collaborarono
con Carlo e Ottavio, per i quali effettuarono transazioni,
acquisti e vendite, in Italia e all’estero. Solutore, in particola-
re, fu incaricato di trasferirsi «ove fosse spediente per esiger
da parti o comunità luoro debitori le somme che
a loro
fosse-
ro dovute»
83
.
Il 26 luglio del 1626 i quattro fratelli con un capitale di
15.000
scudi «stabilirono di mettere un negotio de cambij et
mercatie con vendite et compra d’esse per conto di qual si
voglia ricorente d’ogni luoco» ad Anversa, una tra le più
importanti piazze finanziarie. La gestione e l’amministrazione
della società, della durata di tre anni, venne affidata a
Solutore,
al cui governo sarà ogni capitale nominato abbasso di negotiarlo come
meglio gli parerà, il quale sarà tenuto darne credito nel libro mastro di
detto negocio in conto e partecipazione secondo al stile usitato dai
signori banchieri.
Durante il periodo stabilito, Solutore poteva contrarre
debiti per la gestione della società fino a 1000 scudi all’anno,
cioè per cibarie e l’affitto della casa, compreso il vitto per il fra-
tello Riccardo suo collaboratore; inoltre era obbligato a devol-
vere annualmente trenta scudi per elemosine e opere pie
84
.
Una volta ritornato in patria, ricoprì un ruolo marginale
nell’amministrazione sabauda, mentre con il Municipio di
Torino ebbe un rapporto privilegiato: anticipò, insieme a
Carlo e Ottavio, discrete somme soprattutto «per pagar
all’A. S. il prezzo convenuto per l’accompra delle gabelle
149
83
Ibid.
, 1624,
lib. 12, cc. 351
r
-352
v
;
per le altre procure,
ibid.
, 1626,
lib. 7,
c. 479; 1629, lib. 10, c. 491; 1633, lib. 3, c. 844; 1635, lib. 3, c. 279.
84
Ibid.
, 1626,
lib. 19, cc. 489
r
-490.