Alla moglie Maria, figlia di Giovanni Battista Cane
68
,
noto
mercante e finanziere del duca, sposata il 28 dicembre del 1613
69
,
lasciò, oltre la dote e il fardello, numerosi gioielli. Nell’atto sta-
bilì che il primogenito Amedeo e tutti gli altri maschi che sareb-
bero potuti nascere, potessero usufruire di tutti i suoi beni senza
alcuna distinzione; le figlie, Anna, Caterina, Maddalena vennero
nominate eredi particolari
70
.
Nel caso in cui avessero deciso di
sposarsi, avrebbero ricevuto 3000 scudi d’oro a testa oltre «al far-
dello competente conforme al grado luoro et al giudicio della
madre»; se avessero dovuto, invece, «per ispiratione divina»
entrare in convento, solamente 1000 scudi oltre il corredo.
L’unico legato effettuato da Carlo al di fuori del nucleo
familiare fu al Monte di pietà di Torino, al quale lasciò 1000
scudi d’oro, con la clausola
143
68
I Cane sono un’altra famiglia di mercanti e banchieri, originari di
Omegna. Giovanni Pietro, a partire dal 1621, fu aiutante di camera di
Carlo Emanuele I; oltre a questo importante incarico, tra il 1621 e il 1630
ricoprì ininterrottamente l’ufficio di «ricevidore» del donativo di Savoia,
mentre, nel 1628, ottenne l’appalto della gabella del sale e sempre nello
stesso anno quella degli osti; infine, l’appalto della gabella del
Monferrato. Il duca, a conto di alcuni debiti, lo ricompensò con la con-
cessione del titolo nobiliare e la donazione del castello di Carisio. Il bril-
lante ruolo svolto a corte da Giovanni Pietro favorì la carriera del figlio
Giacomo e dei fratelli, Giovanni Battista e Antonio; anche loro in pochi
anni entrarono a far parte dell’amministrazione sabauda, svolgendo il
ruolo di appaltatori e tesorieri. Tra il 1612 e il 1640, i Cane prestano enor-
mi somme di denaro al duca e ai suoi familiari. Partecipano insieme a
Carlo Baronis e Lorenzo Georgis nel 1616 all’operazione finanziaria con
la Repubblica di Venezia, anticipando ai Savoia 1000 zecchini; inoltre, tra
il 1628-1631, versano alle esangui casse ducali 2.877.015 ducatoni. Sulla
famiglia Cane, cfr. S
TUMPO
, 1979,
in particolare pp. 200-201; I
D
., 1974,
pp.
433, 435-436, 449;
R
OSSO
, 1992**,
pp. 187-188; M
ERLIN
, 1991,
pp. 157-158.
69
AST, s.r.,
Insinuazione di Torino,
1614,
lib. 2, cc. 191
r
-193
r
.
70
Tra il 1626 e il 1630 nacquero Camilla, Filiberta Maria, Vittorio Amedeo
e Maurizio Secondo Filiberto (
ibid.
, 1641,
lib. 2, cc. 293
r
-304
r
; 1641,
lib. 8,
cc. 27
r
-37
v
).