miglioramento alcuno anzi via più sempre penando si ricordò d’havere
inteso che in Roma un mese innanzi un giovane era stato mi-
racolosamente sanato da simil male per intercessione del Beato Luigi et
però sperando che lo stesso benefitio dovesse fare a sé non havendo sua
imagine fé cercare una lettera scritta dal Beato stesso che un Padre molto
prima gli aveva donato con l’animo di applicarla sopra i reni dolenti per
suo rimedio. Non trovandosi detta lettera alzò la mente al Cielo et con
maggior affetto che poté si raccommandò a detto Beato. Finita questa
oratione s’addormentò subito leggiermente et gli parve di vedere un
Padre della Compagnia giovane di statura più tosto grande che piccola
magro nel viso col naso aquilino alquanto lunghetto il quale avicinandosi
al letto suo con una cinta gli cingeva i reni et a traverso il corpo et se bene
egli non haveva mai conosciuto il Beato Luigi gli pareva nondimeno che
questo fusse in questo punto destandosi si stese nel letto per abbracciarlo
et adorarlo ma subito sparì lasciando però l’effetto certo della sua pre-
senza imperoché in quello istante medesimo si sentì spiccare dal fianco
una pietra et cadere nella vescica et subito ne ringratiò Dio e il Beato; et
avanti che sonassero le quatordici hore gittò fuori detta pietra scagliosa,
et insanguinata della grossezza di una fava et restò libero a fatto da dolo-
ri et dal male et dall’hora in poi prese il Beato Luigi per particolare avo-
cato et protettore suo et della sua famiglia parendogli nelle sue occorren-
ze di sentirne aiuto et consolatione et in attestatione della gratia miraco-
losamente ricevuta mandò una statuetta d’argento al sepolcro del Beato
in Roma et dipose con giuramento tutto il sopradetto al Tribunale del-
l’arcivesco di Turino.
Il legame dei Baronis con la Compagnia di San Paolo e
con i gesuiti, anche perché la cappella di famiglia si trovava
nella loro chiesa, continuò per tutto il Seicento, attestato da
diversi lasciti e donazioni. Il primo legato testamentario
venne effettuato da Camilla, quando stabilì di dare, nel 1623
alli Molto Reverendi Padri d’essa chiesa per una volta tanto ducatoni
trenta per convertirli et impiegarli nella compra di un calice d’argento
per il servitio dell’altare della cappella di San Francesco Xaverio, et
prega li Molto Reverendi Padri di voler suffragare l’anima sua con
messe et altre luoro solite orationi che vogliono fare a benefattori della
luoro religione
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141
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AST, s.r.,
Insinuazione di Torino
, 1623,
lib. 6, c. 131
v
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