equamente
49
tra i figli Carlo, Ottavio, Solutore, Avventore,
Riccardo, Ignazio e Giovanni Paolo, nominati eredi universali;
destinava alle figlie solamente una dote
50
in denaro oltre al cor-
redo – detto fardello – stabilito e accordato dalla madre.
Nella strategia di ascesa sociale di una famiglia i matrimoni
costituivano un’importante opportunità, grazie alla quale si
potevano consolidare legami o crearne di nuovi. Anche i matri-
moni delle figlie di Filiberto Baronis non sfuggono a questa logi-
ca: Anna
51
l’8 gennaio del 1609 sposò Giulio Cesare Appiano
52
,
137
parzialmente, le disposizioni testamentarie e fornito notizie utili per la
ricostruzione genealogica dei Baronis è la
Quittanza reciproca tra la
signora Camilla et fratelli de Baronis di Torino suoi figlioli con divisione
seguita tra detti fratelli,
redatta il 10 luglio del 1626 (AST, s.r.,
Insinuazione di Torino
, 1626,
lib. 10, cc. 481
r
-488
v
).
49
Il modello di trasmissione dell’eredità prevalente nel secolo XV è il
«
patrilineare divisibile» che privilegiava tutti i figli maschi mettendoli
sullo stesso piano; questi avevano gli stessi diritti di partecipare alla spar-
tizione dell’eredità paterna. Nella seconda metà del secolo XVI si collo-
ca il modello «patrilineare indivisibile»: tale sistema prevedeva che tutta
l’eredità paterna andasse solo ad uno dei figli maschi; si affermano in
questo periodo i princìpi della inalienabilità e della indivisibilità dei
beni, nel tentativo di evitare i pericoli di frazionamento della proprietà.
Sui modelli di trasmissione dell’eredità durante l’epoca moderna, cfr.
B
ARBAGLI
, 1984,
pp. 191-197.
50
Nella trasmissione del patrimonio, almeno fino all’applicazione del
codice napoleonico, a parte qualche eccezione, la donna veniva esclusa
dalla successione ereditaria e, in ogni caso, i suoi diritti erano molto limi-
tati. Sulla donna e il contratto dotale, cfr. F
AZIO
, 1996,
pp. 151-214;
C
AVALLO
-
C
ERUTTI
, 1980,
pp. 346-383.
51
AST, s.r.,
Insinuazione di Torino
, 1614,
lib. 5, cc. 411
r
-413
v
.
52
Fra i mercanti che si trasferiscono a Torino alla fine del Cinquecento,
Giulio Cesare Appiano rivestì un ruolo rilevante. Grazie ai numerosi inca-
richi svolti, entrò a far parte dell’
élite
cittadina: fu nominato generale delle
poste il 24 settembre del 1597 e quindi accensatore del “diritto del mezzo
per cento” nel 1601». Successivamente si occupò di riscuotere la gabella
dei «corami e vino» di Torino. Sul ruolo svolto da Giulio Cesare e dal fra-
tello Ercole, cfr. S
TUMPO
, 1979,
pp. 193, 258; R
OSSO
, 1992**,
pp. 187, 189.