tra principisti e madamisti e più legati al partito dei secondi –
lascia ben intendere che la Compagnia non era più accessibile,
almeno ai vertici, a sarti e cuoiai com’era stata in origine. D’altro
canto, scorrendo rapidamente l’elenco dei membri della congre-
gazione dei mercanti ricostituita nel 1663 (la precedente era
sorta cent’anni prima, con le anomalie evidenziate dalla
Cerutti
147
e in singolare sincronia con la Compagnia), si nota che
i nomi dei mercanti, salvo poche eccezioni, non sono più quelli
di venti-trent’anni prima, a riprova del costante ricambio del
ceto
148
.
Future ricerche avranno il compito di individuare le
nuove, eventuali reti di relazioni tra la municipalità, anch’essa in
trasformazione, gli
entourages
di corte e la Compagnia, conside-
rando a fondo gli anni del ducato di Vittorio Amedeo I, prelimi-
nari al conflitto, e soprattutto gli sviluppi delle
élites
urbane a
esso seguiti.
Si può concludere facendo cenno a un ultimo aspetto.
Alcuni dei lasciti presi in esame attecchirono e diedero frutto,
garantendo alla Compagnia un reddito costante e in crescita
117
patrimoniale (1625). Nobilitato nel 1597, Agostino lasciò al primogeni-
to Adriano (†1655) il feudo di Pezzana acquistato nel 1620 per 2000
ducatoni ed eretto in comitato. Come il padre, Adriano fu membro
della Camera dei conti e confratello della Compagnia di San Paolo
(
M
ANNO
, 1895-1906,
XXV, p. 397).
147
C
ERUTTI
, 1992,
p. 103.
148
Archivio della Congregazione dei Mercanti,
Conti dei tesorieri, Copie
di testamenti e ordinati
,
lib. I, serie II, 1663-1741, «Registro delle con-
sulte, memorie, scritture et reccapiti che si fanno per servitio della
Congregatione de’ Negotianti et mercanti di Torino»: tra i nomi più
ricorrenti si possono citare quelli di Giuseppe Occelli, prefetto della
congregazione nel 1674; Giacomo Maria Massa; Giovanni Antonio
Morelli; Paolo Bonafide; Giovanni Battista Aliberti; Giuseppe Druetto.
Unico esponente del ceto mercantile attivo tra Cinque e Seicento pare
essere Giuseppe Andrea de Georgis. Altri, invece, come il Morelli o i
mercanti Gamba e Boggetto, avrebbero dato vita a nuove dinastie di
mercanti e banchieri destinate a nobilitarsi nel XVIII secolo.