Marcantonio Magnano, Antonio Sola, Cristoforo Elia, lo
Zaffarone – intercambiabili. Seguito da «grande numero di
populo» il corteo si dipanò per le vie limitrofe alla cattedrale
per poi rientrarvi arricchito dalle elemosine raccolte. Scorrendo
l’elenco dei benefattori, si ha di fronte, ancora una volta, l’au-
torappresentazione di molti dei corpi sociali della città: il duca
stesso, che donò una torcia e 100 scudi; il suo mastro di casa
Alessandro Pelletta e i suoi gentiluomini di camera; la Camera
dei conti e altri uffici dell’amministrazione ducale (la Tesoreria,
il corpo di artiglieria); alcuni esponenti della corte come «mon-
signor il Grande il signor Claudio di Chialant», Bernardino di
Savoia-Racconigi, il marchese di Cirié Girolamo Doria, il già
menzionato Tommaso Isnardi e molti altri; i cavalieri dei Santi
Maurizio e Lazzaro; alcune corporazioni (orefici, spadari, spe-
ziali, mercanti, librai, osti, menusieri, etc.), «l’università de’
signori scolari, legisti et artisti» e il collegio dei legisti; le con-
fraternite (la femminile Compagnia dell’umiltà, la Compagnia
della Misericordia di San Dalmazzo, quella della Santissima
Trinità, dello Spirito Santo, del Gesù, dei Disciplinanti della
Croce). In totale, quell’anno, la Compagnia di San Paolo rac-
colse 1398 fiorini e consenso sociale a vasto raggio. Altrettando
accadde durante le processioni straordinarie organizzate nei
periodi di crisi della città: nel 1628, in occasione dell’unione
dell’Ospedale di Carità con quello di San Lazzaro, Carlo
Emanuele I convocò un’adunata generale di tutti i poveri di
Torino e volle che la manifestazione fosse coordinata dall’audi-
tore Carlo Baronis e dal già menzionato Andrea Porro, confra-
telli di San Paolo e rappresentanti del ceto mercantile in fase di
transizione di cui si è detto
138
.
Tacendo prudentemente sugli anni convulsi della guerra
civile – che, come giustamente hanno osservato Simona Cerutti
115
138
T
ESAURO
, 1657,
pp. 198-199; I
D
., 2003,
pp. 289-290.