della Compagnia nel 1598. E l’ente tutto, formalmente pro-
tetto anche dai duchi di Savoia, definì sempre più il suo ruolo
di prestigio all’interno della società cittadina imitando le pra-
tiche cerimoniali dei due poteri più forti, quello della corte,
appunto, e quello della municipalità.
Ne furono dimostrazione le processioni indette nel
secondo giorno successivo alla Pasqua; realizzate grazie a
una concessione pontificia del 1579, esse garantivano ai par-
tecipanti l’indulgenza plenaria e ai confratelli la possibilità di
raccogliere lemosine per il Monte di pietà e le altre opere
pie. Leggendone i verbali, si coglie la solennità dell’evento,
organizzato con intenti celebrativi e autoreferenziali. Si
prenda ad esempio la processione del 1585
137
:
il corteo ebbe
avvio dal Duomo, in presenza del marchese Alessandro di
Busca, del cittadino di Torino Domenico Pipino, dei mercan-
ti milanesi e confratelli Benedetto Valle e Giovanni Michele
Belli, e di Milano Ostino, «professore d’humanità, di San
Georgio in Canavese», tutti testimoni radunati nella cappel-
la dei Provana. Predicatori popolari erano padre Alessandro,
«
fu hebreo, frate dell’Ordine di San Domenico», e il rettore
del Collegio dei gesuiti padre Giacomo Croce, ma erano pre-
senti anche l’arcivescovo di Torino Girolamo della Rovere,
«
vestito in pontificato», monsignor Giovanni Battista Viale,
cittadino di Torino, protonotario apostolico e primo elemosi-
niere di Carlo Emanuele I, e numerosi «cavaglieri dell’ordi-
ne, con l’ordine della Nunciata al collo, araldo et trombe».
L’intero ceto ecclesiastico – compreso un ebreo convertito e
i membri del più prestigioso ordine cavalleresco sabaudo –
era così rappresentato. Completavano il quadro i confratelli
e gli esponenti della cittadinanza, molti dei quali – come
114
137
ASSP,
Monte di pietà, Verbali - ordinati
, 1579-1608,
vol. 196,
I parte, cc. 211 sgg.