delle Finanze ducali e si era imparentato con una delle più
antiche casate dell’aristocrazia feudale sposando Claudia
Cacherano d’Envie, sua erede universale con le due uniche
figlie
129
.
Come Vivalda, gli Humolio e altri
roturiers
del loro
tempo, anche la Compagnia puntò a stringere rapporti di con-
venienza con esponenti dell’aristocrazia piemontese, confi-
dando nella loro protezione e generosità. Così Tesauro anno-
vera tra i primi quindici confratelli il conte Tommaso Isnardi
di Sanfré, capitano della guardia ducale e cavaliere
dell’Ordine della SS. Annunziata, che «non isdegnò di mesco-
larsi tra gente mediocre, anzi tra molti plebei, quai furono gli
più in quel principio, et primo de’ cavalieri della sua qualità,
dimandò di esservi annoverato»
130
.
Indipendentemente dalla
spontaneità della sua adesione, essa fu certamente determi-
nante per la costituzione del capitale iniziale della
Compagnia: durante la raccolta delle elemosine dei confratel-
li del 25 gennaio 1580, infatti, l’Isnardi, «Grande hospitaliero
della Sacra Religione de’ Santi Maurizio e Lazaro», sborsò
500
scudi d’oro per il ripristino del Monte di pietà
131
.
Il ricavo
complessivo della giornata fu di 586 scudi e può sconcertare la
sproporzione tra il generoso donativo del conte di Sanfré e i
versamenti di entità non superiore agli 8 scudi cui si limitaro-
no gli altri trentacinque membri, compresi i più facoltosi (il
milanese Francesco Lodi pagò otto scudi; Antonio Sola, ret-
tore e dottor di leggi, i mercanti Zaffarone, Magnano e
Francesco Panzoia, anch’egli milanese
132
,
sei scudi e gli altri da
112
129
Ibid.
,
scat. 144, fasc. 281/1, 1639, aprile 25, testamento olografo scrit-
to «nella casa grande ove habito et sotto la parochia di San Dalmazzo».
130
T
ESAURO
, 1657,
p. 57; I
D
., 2003,
pp. 143-144.
131
T
ESAURO
, 1657,
p. 125; I
D
., 2003,
p. 213; ASSP,
Monte di pietà, Verbali
-
ordinati,
vol. 196, I parte, 1579-1608, c. 27.
132
C
ANTALUPPI
, 1999,
p. 89 (menzionato con la grafia ‘Pansoya’).