Anche l’
iter
di Cesare, figlio del già ricordato Giovan Pietro
Zaffarone, in tal senso è esemplare: avviato agli studi giuridici
per desiderio del padre che, come si è visto, aveva sborsato per
il lui il denaro sufficiente ad acquistare una piazza da referenda-
rio, divenne anche consigliere di Stato e «si legò agli ambienti di
corte sposando Carlotta Ramsa, figlia del medico di Sua Altezza
Andrea Ramsa, detto Scotto»
122
.
Questa, nel testamento dettato
il 18 settembre 1612, nominando erede universale l’«amatissi-
ma» sorella Leonora e legando alla Compagnia 150 scudi, affi-
dò al consorte il compito di far rispettare le sue ultime volontà.
Gli lasciò poi una cascina e gli interessi dotali «havendo il sudet-
to signor mio consorte sborzato molti danari per mio conto et a
mia contemplatione fatto molte spese». Però, «essendo che
detto fu mio socero [Giovanni Pietro Zaffarone] è quello il
quale ha sempre tirato tutti li danari e di principale e degl’inte-
ressi», dichiarò anche di non volere che il marito, ormai lonta-
no dalla pratica della mercatura
tout-court
,
dovesse render
conto più di quanto fosse stato stabilito dallo stesso Giovanni
Pietro
123
.
Il loro primogenito, omonimo del nonno mercante,
non ne portava che il nome: cresciuto a corte, fu maggiordo-
mo del principe Maurizio, consigliere di Stato e cavaliere
della Camera dei conti e raggiunse lo
status
nobiliare acqui-
stando porzioni del feudo di Torricella
124
.
Il motto prescelto –
109
122
C
ANTALUPPI
, 1999,
p. 87.
123
ASSP,
Compagnia di San Paolo, Lasciti
,
scat. 154, fasc. 299/1, aper-
tura del testamento della Ramsa effettuata il 6 ottobre 1612 (notaio
Fulvio Andrea Revelli). Oltre ai 150 scudi, la donna legò all’Ufficio pio
12
scudi annui «per il vestiario di tre poveri».
124
M
ANNO
, 1895-1906,
XXVII, p. 2. È da notare che Giovanni Pietro
junior
sposò Maria Caterina Broglia di Cortandone, esponente di una
famiglia chierese arricchitasi con la mercatura tra Quattro e
Cinquecento e poi nobilitata. I punti di giurisdizione di Torricella furo-
no acquistati dal gran cancelliere Morozzo nel 1654 e a lui retrovendu-
ti nel 1679 (
ibidem
).