solo le corporazioni e i gruppi di mestiere, ma anche gli orga-
nismi politici. Poiché, come è stato osservato da vari studiosi
e si è ripetuto qui, il principale bacino di selezione dei confra-
telli della Compagnia di San Paolo era costituito dal munici-
pio, non pare una forzatura sostenere che le due istituzioni
fossero entrambe condizionate da meccanismi di selezione via
via più elitari.
Il discorso è complesso e richiederebbe maggiore profon-
dità di analisi, ma gli stessi elementi che diedero spazio ai
mercanti e banchieri di un certo livello furono quelli che ne
determinarono l’aspirazione allo
status
nobiliare e talvolta il
suo conseguimento. Mi riferisco, semplificando, ai mutamenti
dei percorsi della finanza europea; alla necessità di attingere
a capitali sempre più consistenti per la riorganizzazione buro-
cratico-militare degli Stati nazionali; alle guerre stesse, che,
come ha mostrato Stumpo
114
,
erano un’ottima fonte di guada-
gno; allo sviluppo delle corti
115
.
In altre parole e per tornare
alla Compagnia, i mercanti-confratelli dell’inizio degli anni
Ottanta del Cinquecento furono spesso gli antenati dei fun-
zionari-confratelli dei primi decenni del XVII secolo: il caso
dei Baronis, analizzato in questo volume da Calapà, lo dimo-
stra chiaramente, ma al loro può essere accostato il nome
degli Appiano
116
,
dei Gentile
117
,
dei Georgis, degli Zaffarone,
dei Miloda, dei Gabaleone, tutti contraddistinti, con modalità e
tempi non dissimili, dall’originaria appartenenza al gruppo dei
mercanti, dall’inserimento nel consiglio municipale di Torino,
dal raggiungimento di cariche in seno alle magistrature della
finanza sabauda e dal successivo acquisto di titoli e feudi.
107
114
S
TUMPO
, 1979.
115
R
AVIOLA
, 2002**.
116
C
ANTALUPPI
, 1999,
p. 91.
117
Sulla carriera di Bernardino Gentile, cfr. C
ERUTTI
, 1992,
pp. 131-135.