anche qui, insieme con le loro qualifiche: Giovanni Antonio
Albosco, avvocato, Pietro della Rossa, capitano, Battista
Gambera, canonico, Nicolò Ursio, causidico, Benedetto Valle,
mercante, Nicolino Bossio, sarto, e Ludovico Nasi, libraio
108
.
Riunendosi il 25 gennaio 1563 quali «sette pietre fondamen-
tali di un pietoso instituto»
109
,
essi diedero vita, sempre nella
definizione tesauriana, a «un corpo elementare di cavalieri,
iureconsulti, soldati, mercanti, artigiani et etiamdio lavoratori
campestri»
110
.
Tale variegata composizione sociale fu una costante o
subì nel corso dei decenni un processo di aristocratizzazione
pari a quello che contraddistinse altri ambiti contemporanei
(
dai patriziati urbani alle cariche di corte)? I dati elaborati
dalla Cantaluppi portano a propendere per la seconda ipote-
si: se nel 1581 mercanti e artigiani costituivano il 56,9%, nel
1595
la percentuale scende al 33,3%, per ridimensionarsi ulte-
riormente al 29% nel 1628; «al contrario le cariche statali,
scarsamente rappresentate nel 1581, aumentano fino all’8,3%
nel 1595, fino al 21,2 nel 1612, per arrivare al 27,6% nel
1628»
111
.
Il fenomeno va ricollegato sia al «processo di prolife-
razione di corpi sociali sollecitato da Carlo Emanuele I»
riscontrato dalla Cerutti a partire dagli anni Ottanta
112
,
sia
all’incremento del ceto dei giuristi e dei funzionari ducali tra
le fila della municipalità torinese individuato da Merlin
113
.
Apparentemente discordi, i due fattori paiono invece acco-
munati dalla tendenza alla cristallizzazione che coinvolse non
106
108
T
ESAURO
, 1657,
pp. 29-30; I
D
., 2003,
p. 115.
109
T
ESAURO
, 1657,
p. 30; I
D
., 2003,
p. 116.
110
T
ESAURO
, 1657,
p. 34; I
D
., 2003,
p. 120.
111
C
ANTALUPPI
, 1999,
p. 85.
112
C
ERUTTI
, 1992,
p. 109.
113
M
ERLIN
, 1998*,
pp. 142, 178 sgg.