basi per il conseguimento di una posizione più salda sia in
municipio sia a corte: innanzitutto il secondogenito (ma
primo maschio) Pietro Francesco, che fu avviato agli studi
giuridici, divenendo avvocato patrimoniale fiscale generale
nel 1615 e mastro auditore nella Camera dei conti nel ’20,
rinunciando, peraltro, alle ragioni sul fondaco paterno
105
.
In
seconda battuta il terzogenito Ottavio (†1680) che, appena
trentenne, entrò a far parte dei decurioni torinesi nel 1630 e
fu poi eletto sindaco nel ’33 e nel ’74; e infine Sebastiano
Antonio, sesto figlio (†1657), il quale, come il fratello più
anziano, fu avvocato e mastro auditore camerale nonché
conservatore generale della gabella del sale che il padre e lo
zio avevano già in parte controllato nei decenni precedenti
106
.
Fu grazie a essi che, dopo un secolo o poco meno di presen-
za a Torino, il cognome dei Fontanella poté fregiarsi del pre-
dicato di Baldissero.
Mutatis mutandis
,
le strategie messe in atto, più o meno
consciamente, dalla famiglia furono comuni a buona parte del
gruppo di mercanti che, nei suoi primi decenni di vita, costituì
l’insieme più numeroso della Compagnia. I «borghesi», per dirla
con Huppert, si stavano trasformando in «gentiluomini»
107
?
5.
C
ONFRATELLI E BENEFATTORI DELLA
C
OMPAGNIA
:
UN
’
ÉLITE
DAI CONTORNI SEMPRE MENO FLUIDI
?
I soci fondatori ricordati da Tesauro sono sette; i loro
nomi, già molto noti e citati, meritano di essere ricordati
105
105
M
ANNO
, 1895-1906,
X, p. 370.
106
Ibidem
.
Su Pietro Francesco, Ottavio e Sebastiano Antonio, cfr.
anche S
TUMPO
, 1979,
pp. 201, 233.
107
Il riferimento, naturalmente, è al classico di George Huppert,
Il bor-
ghese-gentiluomo
(
H
UPPERT
, 1978).