Merita, però, a questo punto, soffermarsi brevemente sul
percorso del vedovo, sottolinenando in primo luogo che la
Grimaldi era stata la sua seconda moglie, dopo un primo matri-
monio con Maria, figlia del conte Fortunio Tana di Santena
91
.
Di
questo primo legame, allo stadio attuale delle ricerche, non
restano testimonianze concrete, ma esso risulta chiaramente
ascrivibile a una strategia di carattere endogamico: i Tana, di
Chieri, si erano arricchiti e avevano raggiunto lo
status
nobiliare
proprio grazie alla mercatura e, oltretutto, avevano intrecciato
rapporti di altissimo livello anche con il vicino mondo lombardo,
dal momento che una Tana aveva sposato il marchese Ferrante
Gonzaga del ramo di Castiglione, dando peraltro i natali al futu-
ro San Luigi Gonzaga
92
.
Contraendo le seconde nozze con Laura
Grimaldi, Giovanni Donato, primogenito del mercante mila-
nese Giovanni Francesco (†1576), poté compiere un ulteriore
passo avanti nell’ascesa sociale apparentandosi con un’espo-
nente di quel patriziato genovese che all’epoca aveva tra le
mani la gestione dei prestiti e degli interessi finanziari di quasi
tutta l’Europa.
Giunto a Torino presumibilmente tra la fine degli anni
Settanta e gli anni Ottanta del Cinquecento, fu uno degli
101
signori deputati dila Compagnia di San Paulo […] che li denari sono
pronti […] et io ho bisognato scoder detti rediti a moneta longha». Sul
Balbiano, cfr. C
ANTALUPPI
, 1999,
p. 92.
91
M
ANNO
, 1895-1906,
X, pp. 371-372 (dove, però, non sono segnalate le
nozze con la Grimaldi, citata invece come moglie del fratello minore
Giovanni Pietro Fontanella).
92
Ibid.
,
XXVI, p. 37. Manca a tutt’oggi uno studio completo sui Tana e
sulle principali famiglie dell’
élite
chierese (i Broglia, per esempio, o i
Gabaleone), alcune delle quali implicate nella produzione e nel com-
mercio di fustagno nonché nell’attività di prestito bancario, altre, inve-
ce, eredi di una tradizione feudale medievale (su quest’ultimo aspetto,
cfr. M
ERLOTTI
, 2000,
pp. 85-91). Sul fervore economico della Chieri del
XVI secolo resta, però, fondamentale A
LLEGRA
, 1987.