Inutile dire che sin dal principio sorsero alcune complicazioni,
causate in particolare dai reclami delle sorelle Tomasina,
Lucrezia, Caterina e Livia Boccardi e dell’Ufficio della
Misericordia di Genova che – non essendo comparso, com’e-
ra prevedibile, il fratello adottato dagli Spinola trapiantati a
Napoli – rivendicarono le quote loro destinate
87
.
Una senten-
za ducale del 22 aprile 1613 diede loro ragione
88
,
ma può esse-
re interessante osservare come i rappresentanti della
Compagnia tentassero di ammortizzare la sconfitta tergiver-
sando sul valore effettivo delle lire genovesi e dei ducatoni
milanesi
89
.
Alla fine, il rettore Lorenzo San Martino Birago di
Vische e i consiglieri Ludovico Balbiano e Giovanni Donato
Fontanella liquidarono la somma prelevandola sulla ferma del
sale di Milano
90
.
100
dell’Ospedale grande; Nicolò Ruscone, vicepriore della Compagnia dei
Disciplinanti di San Silvestro, i padri della Consolata, padre Francesco
Barrio, priore della Compagnia del Gesù di San Domenico. La
Compagnia era rappresentata da Giovanni Antonio Gallo, causidico col-
legiato di Torino, e da Alessandro Perno, anch’egli torinese, avvocato e
confratello (
ibid.
,
scat. 97, fasc. 111/2, «1612, novembre 14, Inventario
legale dei beni ed heredità della fu signora Laura Grimaldi»).
87
Ibid.
,
scat. 97, fasc. 111/3, «1612-1614, Atti di lite della Compagnia
[…]
contro le sorelle […] Boccardi».
88
Ibid.
,
c. 36.
89
Ibid.
,
c. 43, dichiarazione sottoscritta da Giovanni Antonio Polino,
Giovanni Luigi Velasco e Luciano Gillio, tutti mercanti, secondo cui, nel
1591,
il ducatone di Milano valeva 113 soldi imperiali «e questo saperlo
per haver in quel tempo negotiato in detta città». Secondo questa atte-
stazione, Polino e altri due confratelli mercanti (de Georgis e Frugone)
affermarono che il controvalore delle 6200 lire genovesi (interessi com-
presi) era di 1589 ducatoni o di 8982 lire di Milano (
ibid.
,
c. 53). Sul pro-
blema dei cambi, cfr. A
BRATE
, 1963;
S
TUMPO
, 1979,
pp. XVI-XX.
90
ASSP,
Compagnia di San Paolo, Lasciti
,
scat. 97, fasc. 111/4, «1613,
febbraio 15. Lettera di Romano Baldirone allo zio Giovanni Donato
Fontanella», di cui era agente a Milano: «Piacerà a V. S. avisar quelli