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vent’anni di vita dell’opera, ci orienta verso il ceto civile. Margherita Zam-
parolli, Margherita Prelli e la figlia di Arrò Valfrè di Barge, pervenute nelle
Forzate per ordine del Vicariato, non erano prostitute pubbliche ma avevano
commesso la colpa di vivere relazioni amorose fuori dal matrimonio e non
condivise dai parenti di una delle due parti.
Una documentazione particolarmente ricca ci consente di seguire le
contrastate vicende che portano una di queste donne all’internamento nelle
Forzate. Margherita, sposata con un certo Giovanni Prelli, aveva una relazio-
ne col conte Alfieri di Magliano «così frequente e forte» che il cognato del
conte, il conte di Agliè, fece ogni sforzo per romperla. E, «trovandosi esso
conte di Magliano gravemente ammalato senza volerlo mai la Prelli abban-
donare», il conte di Agliè per toglierla dall’abitazione fu costretto a cacciarla
con minacce e violenze. Tuttavia, poiché l’amicizia continuava, si lamentò col
vicario. Quest’ultimo, «desiderava solo occasioni di reclami de Parrochi, Ca-
pitani di Quartiere, od altri per potersi contestare e rimediare all’amicizia»
ma «non esendo riuscito l’intento» lasciò l’incarico al suo successore. Intanto,
la Prelli fu ammonita di non frequentare più né la casa, né la persona del con-
te di Magliano per «la sua cattiva condotta [...] e gli pregiudizi che apportava
al di lui patrimonio con forti spese». Ma essendosi resa renitente all’ordine
«
colla continuazione vieppiù maggiore dell’amicizia», fu catturata nella sua
abitazione per condurla nelle Forzate.A quel punto avvenne un colpo di sce-
na: dopo averla fatta arrestare il vicario misteriosamente la fece liberare. La
frequentazione dei due continuò ancora fino a che, a seguito delle lamentele
del «teologo e vicario della curia regia», Margherita fu ripresa, ma poiché
continuò «portandosi a ore notturne a casa del conte di Magliano», la notte
del 20 ottobre 1768 fu nuovamente arrestata, portata nelle torri del Vicariato
e successivamente nelle Forzate
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Attraverso i bilanci, apprendiamo i nomi di coloro che pagavano le pen-
sioni delle ricoverate, e talvolta le loro professioni, mentre purtroppo non
trapela alcuna indicazione sul tipo di relazione che intercorreva tra questi
personaggi e la donna, poiché le ricoverate erano registrate solo col nome; né
possiamo escludere che si trattasse di un fideiussore che per motivazioni al-
trettanto sconosciute si era impegnato al pagamento della pensione. È del tut-
to plausibile, tuttavia, che in molti casi si trattasse di famigliari, anche perché,
pure in questa istituzione, teoricamente di ritiro forzato, incontriamo esempi
di più donne della stessa famiglia ricoverate allo stesso tempo – un dato che
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ASCT,
Vicariato
,
Registro
, 23.