93
la madre e il fratello tredicenne
122
.
Poche annotazioni ci informano che fu am-
messa «stante la specialità del caso», ma che era «sprovvista d’ogni bene e di
fortuna fuorché di sanità» ed era perciò «desiderosa di occuparsi di qualche
lavoro con cui
potesse
mantenersi». Non doveva tuttavia essere priva di quei
legami di
patronage
che si rivelavano utili per accedere alle risorse assisten-
ziali della città. Essa entrò infatti al Soccorso occupando una piazza pensio-
naria di cui la contessa Paola di Piossasco
123
pagò la retta per due mesi, in
attesa che si rendesse libera una piazza di seconda regola, e con un modesto
fardello ricevuto dal re
124
.
Quest’ultimo mostrò in più occasioni la sua atten-
zione verso le giovani cattolizzate. Nel 1725 ad esempio, fu ammessa ad una
piazza di seconda regola una giovane di cui non viene annotato altro se non
che professava la religione ebraica e che entrò per ordine del sovrano. Una
situazione analoga si era già presentata nel 1716, quando il sovrano donò al
Soccorso il denaro derivante dall’Economato dei benefizi vacanti per pagare
la pensione di un’ebrea cattolizzata
125
.
Oltre a Gioanna Mojetta e a Maddalena Kramerin ci fu un altro unico
ingresso che non è riconducibile a un’abiura dalla religione ebraica: avvenne
nel 1686 e riguardò una bambina di 6 anni originaria delle valli di Luserna.
Essendo luogo di diffusione della religione valdese è presumibile che quella
fosse anche la religione originaria della bambina.
Dalle informazioni frammentarie sul periodo trascorso dalle cattoliz-
zate nel Soccorso non si intravedono differenze rispetto alle altre internate. I
tempi di permanenza non dovevano essere molto lunghi. Per Giovanna Maria
Battista ad esempio, che entrò nel luglio 1681, pur non essendo indicata la
data di uscita, deduciamo che doveva essere prevista la consueta permanenza
122
Ringrazio il professor LucianoAllegra che mi ha dato la possibilità di incrociare i dati re-
lativi alle cattolizzate entrate al Soccorso con quelli riguardanti le giovani accolte nell’Ospizio
dei catecumeni,raccolti nell’ambito dei suoi studi.Devo tuttavia precisare che il casomenzio-
nato è uno dei pochi che sono riuscita a identificare, perché quasi sempre nella documenta-
zione del Soccorso le figlie cattolizzate sono indicate solo col nome e senza altre informazioni.
123
È designata anche come la baronessa Bianco. Fu infatti la prima moglie di Carlo Fran-
cesco Antonio Giacinto Bianco, infeudato del feudo di Barbania nel 1772, ufficiale del reg-
gimento della regina col grado di colonnello dal 1793 e di brigadiere di fanteria dal 1796. Si
sposarono nel 1736 e nel 1737 ebbero una figlia, Felicita Giuseppina Lodovica che sposò nel
1753
il conte Gaspare Luigi Bianco di San Secondo. Paola di Piossasco era la figlia di Carlo
Lodovico Gaetano, discendente della linea Piossasco de Feys, e di Maria Giulietta Batthyany.
Nacque a Milano, il padre fu maresciallo, tenente inAustria (1733), governatore di Cremona
(1720)
e governatore di Segadico in Ungheria (Manno, 1865-1906, voll. II e XX).
124
ASSP, I,
Socc.
,
Ordinati
, 251,
ordinato del 30 gennaio 1763.
125
ASSP, I,
CSP
,
Repertori dei lasciti
, 163,
s.v.
«
Soccorso», ordinati del 22 luglio 1725 e del
23
agosto 1716.