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1799,
che nell’annunciarne la soppressione rileva il passaggio dei suoi fondi
all’Opera delle convertite, che avrebbe così risolto le sue difficoltà finanziarie
e non avrebbe più richiesto l’intervento della tesoreria della Compagnia di
San Paolo.
Inevitabilmente, in tutte e tre le opere, la crescita delle piazze pensiona-
rie deve aver agito anche come criterio di selezione, e aver elevato dal punto
di vista economico e sociale le caratteristiche delle internate. Nello sviluppo
successivo del lavoro cercheremo di esaminare proprio tale questione, per
valutare in che misura ciò avvenne e quali altri fattori vi contribuirono.
1.3
L’ascesa delle piazze di fondazione privata
Un elemento che diede un notevole contributo alla trasformazione del
profilo delle ricoverate fu l’emergere delle piazze di fondazione privata. Dalla
fine del Seicento prese piede la pratica di effettuare legati il cui utilizzo era
condizionato alla fondazione di piazze destinate ad accogliere giovani i cui
requisiti erano indicati dagli stessi fondatori, in sintonia con le regole generali
dell’istituzione. Non si trattò di una forma di carità esclusiva del Soccorso, ma
condivisa da altre istituzioni assistenziali della città, e legata all’affermarsi di
una nuova concezione della beneficenza, come atto personale e volontario da
cui il benefattore traeva potere e prestigio. La ritroviamo tanto nelle istitu-
zioni principali, quali l’Ospedale di carità e l’Ospedale San Giovanni, che in
istituzioni minori e con caratteristiche molto vicine al Soccorso, quale il Mo-
nastero delle povere orfanelle
85
.
Il possesso di diritti su un letto divenne una
manifestazione dello
status
e dell’influenza del fondatore e della sua famiglia e
della loro capacità di esercitare
patronage
,
e di conseguenza uno
status symbol
.
Mentre nella fondazione delle prime due piazze i benefattori non mani-
festarono alcuna preferenza sulla scelta di coloro che dovevano essere accolte
ma piuttosto l’intento di garantire una forma di assistenza alle figlie diciot-
tenni, che secondo le regole dovevano uscire ed erano prive di un “recapito”
giudicato convenevole – le piazze successive, invece, si delinearono sempre
più come forme atte ad assicurare un diritto di prelazione alle parenti del
fondatore, e quindi una forma di
patronage
famigliare.
Nella prima metà del XVIII secolo l’interesse dei benefattori per la fon-
dazione di piazze si mantenne moderato, possiamo calcolare la presenza di 7
piazze in tutto. L’esempio di Maria Elisabetta Gioanetti-Graglia
86
,
fondatrice
85
Si vedano in proposito Cavallo, 1995 e Maritano, 2000, pp. 66-69.
86
Moglie del banchiere Giuseppe Gioanetti, nel suo ultimo testamento del 18 agosto 1693