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del Soccorso e del Deposito fu posta sotto esame. Sin dalla primavera del
1800,
su richiesta della Municipalità, il cittadino Benedetto Dolce effettuò
un’attenta valutazione della loro situazione e utilità. Egli mise in evidenza
che con la soppressione dei monasteri erano venuti meno tutti gli altri ricove-
ri per l’educazione delle figlie, questo creava grave disagio ai vedovi dato che
dall’educazione delle madri dipendeva l’educazione dei figli. Perciò egli rite-
neva il Soccorso meritevole di attenzione da parte della Municipalità. Quanto
al Deposito, Dolce rilevava che aveva ormai da tempo abbandonato gli scopi
primari per cui era nato e che anch’esso serviva per l’educazione delle figlie
oneste.Tuttavia, esso non aveva acquisito la celebrità del Soccorso e si propo-
neva perciò la sua unione a quest’ultimo, che veniva definita indispensabile
per impedire la rovina di entrambe le opere.A tal fine Dolce suggeriva che si
dovessero occupare gli edifici vicini al Soccorso, che erano già dell’opera. Ciò
non avrebbe comportato gravi spese e avrebbe consentito di aumentare di
molto il numero delle ricoverate – che erano già 76 – mentre non ci sarebbe
stato alcun bisogno di incrementare il numero delle maestre, che invece era
già sufficiente. In questo modo si sarebbe infatti trovata anche un’adeguata
collocazione per quelle internate che essendo da lungo tempo nelle opere
avevano di fatto acquisito il ruolo di maestre, ma che evidentemente erano in
esubero rispetto alle esigenze. Inoltre, poiché nel Deposito si trovavano «fi-
glie attempate» e altre inferme, che «non sarebbero di convenienza anzi di di-
sturbo all’Opera del soccorso», si proponeva di rimandarle a casa dando loro
una pensione, oppure di trasformare i locali del Deposito in ritiro di figlie vec-
chie, inferme e povere. Si indicava con precisione che poiché ci sarebbe stato
posto per una trentina di persone, venti di esse sarebbero potute provenire
dal Ritiro delle vedove nobili e dieci dal Deposito. Infine, l’area vicina avreb-
be potuto servire come lavanderia per tutte le opere assistenziali della città
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Anche se non è del tutto chiara la misura in cui le proposte del cittadino
Dolce furono attuate, con ogni probabilità la successiva gestione della Com-
missione amministrativa deve aver favorito un’unione, almeno di fatto, fra le
opere del Soccorso e del Deposito, e posto le basi per quell’unione formale
che fu sancita solo negli anni Quaranta dell’Ottocento. Con la Restaurazione,
la Compagnia riprese vita e rientrò in possesso delle opere. È probabile che
la volontà di porre fine ai rivolgimenti introdotti durante l'epoca napoleonica
abbia semplicemente rappresentato una battuta di arresto temporanea nel
processo di unificazione delle due opere e allungato i tempi di realizzazione.
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ASCT,
Carte Francesi
,
cartella 110.