69
che rese il fenomeno del vagabondaggio particolarmente preoccupante. Poi-
ché risultava evidente che una delle ragioni più gravi di impoverimento era
costituita dalla disoccupazione, l’assistenza dispensata durante il regime na-
poleonico diede grande rilievo al lavoro. La tradizionale pratica del lavoro
all’interno delle istituzioni assistenziali, che anche nelle istituzioni gestite dal-
la Compagnia, come vedremo, aveva subito già nella seconda metà del XVIII
secolo una trasformazione di intenti, da educativi e moralizzanti, a formativi e
professionalizzanti, conobbe un ulteriore rafforzamento. Si iniziò a guardare
sempre più al lavoro come a una concreta possibilità di rimediare a quella
condizione di povertà, che la tradizionale carità basata sulle elemosine non
era stata in grado di risolvere.
Anche la Compagnia di San Paolo, per la quale i due secoli precedenti
avevano rappresentato un lungo percorso di ascesa, entrò in una fase di gran-
de difficoltà. Alla crisi economica si aggiunse ben presto la difficoltà di man-
tenere saldi i propri ambiti di potere e le proprie sfere di influenza. Tuttavia,
ad eccezione delle Forzate, di cui fu imposta la chiusura già nel 1799, nei primi
anni di dominazione la Compagnia riuscì, seppure a fatica, a mantenere in
piedi le sue attività benefiche. Ma quando nel 1801 il prefetto di Torino diede
vita alla Commissione amministrativa degli ospedali e ospizi civili, che assun-
se l’amministrazione di tutto il sistema assistenziale urbano, anche le opere
della Compagnia di San Paolo passarono sotto la commissione. A seguito di
una petizione in cui i confratelli evidenziavano che le leggi francesi riguarda-
vano esclusivamente ospedali e ospizi civili, le autorità francesi salvarono la
Compagnia dalla soppressione e le consentirono di mantenere l’amministra-
zione dei fondi e delle disposizioni testamentarie particolari per doti, pensio-
ni e soccorsi a domicilio, nonché l’amministrazione del Monte di pietà. Ma si
trattò solo di una risoluzione temporanea, nel 1802 venne infatti decretata la
soppressione della Compagnia e ciò che essa ancora amministrava fu rimes-
so alla Commissione amministrativa. Nello stesso anno furono creati quattro
Comitati di beneficenza, che sotto la direzione del
maire
dovevano occuparsi
della distribuzione delle somme destinate a tutte le opere di beneficenza della
città da leggi, disposizioni testamentarie o altro, e dovevano segnalare alla
Commissione amministrativa gli infermi e gli individui in stato di abbandono.
La rottura tuttavia, dal punto di vista operativo, fu meno drastica che
sul piano formale. Tra l’operato dei quattro Comitati e la Compagnia ci furo-
no infatti solidi elementi di continuità, tanto nei criteri di distribuzione della
beneficenza quanto nel travaso di ex ufficiali paolini
51
.
Anche la situazione
51
Merighi - Cantaluppi, 1991.