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Nel marzo del 1742, durante la prima adunanza dell’Opera delle con-
vertite si tornò a porre l’accento sulle difficoltà della situazione
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.
Al proble-
ma dell’angustia della casa, incapace di accogliere un maggior numero di per-
sone, si aggiungeva l’incertezza relativa alle intenzioni del benefattore, che
non aveva più parlato delle 1000 lire. Pertanto, la decisione conclusiva fu di
restituire l’opera ai suoi amministratori iniziali. La situazione restava poi con-
gelata per un anno; solo nell’aprile del 1743 il conte Gabaleone di Salmour
si faceva portavoce davanti al sovrano degli argomenti della Compagnia:
dichiarando inattuabile l’unione delle due opere, egli chiese di sospendere
l’esecuzione delle patenti regie e di rimettere le cose nel loro stato origina-
rio
34
.
La soluzione poteva passare soltanto attraverso un ammorbidimento
delle imposizioni regie, ma solo nel 1744 si trovò una linea di mediazione
efficace. L’artefice fu il conte e primo presidente della Camera Beraudo di
Pralormo, legato indirettamente alla Compagnia per la presenza del figlio fra
i confratelli. Nella sua relazione il conte riconobbe che le pubbliche pecca-
trici necessitavano di un’assistenza diversa rispetto alle altre donne e che il
progetto rendeva necessarie spese maggiori per le quali mancavano i fondi.
Egli confermò che l’attuale Casa del deposito non era in grado di accogliere
un numero di donne superiore a quello già presente e illustrò la possibilità
di ricavare altri undici camerini, ma avvertì anche che i costi per la loro rea-
lizzazione sarebbero stati elevati e non risultavano esserci i fondi necessari.
Fu inoltre riconosciuta l’impossibilità di far convivere le donne forzatamente
rinchiuse con le convertite, perché le prime
sarebbero di un continuo disturbo e di dannevole conseguenza per il chiazzo, che
vi farebbero con le loro grida, e strilli e proferendo bestemmie, imprecazioni tali,
che per le abominevoli loro costumanze passate in natura non par possibile per
longo tratto di tempo di fargliene astenere
35
.
Essendo ormai fuor di dubbio che le due opere dovevano essere separa-
te ma continuare ad essere governate da un unico consiglio direttivo, non restò
33
ASSP, I,
Dep.
,
Ordinati,
252,
ordinato del 29 marzo 1742.
34
AST,
Luoghi pii di qua dai monti
,
m. 18 d’add., fasc. 2, s.d., «Rappresentanza presentata
a S.M. dalli Confratelli della Compagnia di San Paolo di questa metropoli in seguito alle
proposizioni ai medesimi fatte in nome di S.M. dal conte di Salmour relativamente allo
stabilimento ed unione dell’Opera delle Convertite e dell’Opera del Deposito amministrata
dalla predetta Compagnia», e fasc. 6, Lettera di Gabaleone di Salmour dell’aprile 1743 con
allegata memoria (n. 8 sul verso).
35
AST,
Luoghi pii di qua dai monti
,
m. 18 d’add., fasc. 7.