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Dopo un primo capitolo che contestualizza l’elaborazione dei progetti delle
singole opere e la loro realizzazione nell’ambito del sistema assistenziale ur-
bano, il secondo capitolo è dedicato al momento dell’ingresso e più precisa-
mente al tipo di piazze disponibili nelle istituzioni della Compagnia, ai requi-
siti necessari per essere ammesse e al profilo demografico, geografico, sociale
e relazionale delle internate, nonché al ruolo dei fideiussori nel garantirne
l’accettazione. Il profilo sociale delle internate viene ulteriormente sviluppa-
to nel terzo capitolo, che mette in luce come il matrimonio rappresentasse il
destino prevalente tra le opportunità che si prospettavano alle internate; esso
esamina inoltre la provenienza sociale, professionale e geografica degli sposi
e l’ammontare delle doti. L’attenzione si sposta quindi sulla vita all’interno
delle opere. Il quarto capitolo esamina infatti i tempi di permanenza e i nume-
rosi casi di permanenza a vita. Ci si interroga inoltre sulle caratteristiche della
giornata delle internate, sul ruolo del personale nel gestirla, sui lavori svolti
e il loro significato, e più in generale su che cosa comportasse l’internamento
dal punto di vista delle relazioni all’interno delle istituzioni e di quelle col
mondo esterno.
Ne deriva un quadro molto sfaccettato che non lascia spazio per la pre-
senza di soggetti passivi. Gli intenti e l’agire delle istituzioni e della Compa-
gnia si intrecciano costantemente con quelli delle utenti e delle loro famiglie;
mentre intorno ad essi ruotano benefattori e fideiussori in cerca di spazi di
affermazione sociale, e un potere regio le cui interferenze appaiono via via
più condizionanti.