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La reputazione e rispettabilità di ceti distinti, di intere famiglie oltre che
di singoli individui, era dunque preoccupazione centrale nell’azione di queste
istituzioni.Ma con la loro esistenza le istituzioni femminili svolgevano un ruo-
lo importante anche rispetto ad un altro attore sociale: accanto alle residenti,
alle famiglie e ai benefattori dobbiamo infatti considerare il personale inter-
no. Un elemento di novità in questo studio è senz’altro costituito dal quadro
vivido che esso fornisce della vita quotidiana nelle istituzioni femminili, un
aspetto su cui si sa in genere assai poco.Attraverso una ricostruzione metico-
losa, e mettendo insieme informazioni provenienti da fonti di diverso genere,
inclusi i regolamenti (un documento prezioso quando utilizzato in combina-
zione con altre fonti), Maritano mette in luce l’importante ruolo svolto da
altre due categorie di donne, oltre che dalle residenti.Da un lato si sottolinea
l’opportunità che queste istituzioni offrivano a donne nobili o comunque di
alto rango di esercitare un ruolo di rilievo non solo come benefattrici e ini-
ziatrici delle istituzioni ma, cosa meno nota, come direttrici e econome, come
persone cioè che supervedevano la gestione quotidiana dell’istituzione e svol-
gevano dunque compiti pratici e amministrativi. D’altro lato l’attenzione alle
funzioni di “madre”, governante, maestra mostra come le istituzioni fossero,
e divenissero in modo crescente nel corso del periodo esaminato, un luogo di
impiego femminile. Quando si parla di passaggio da ruoli caritativi a educativi
si deve tener conto infatti di che cosa la crescita di compiti di avviamento al
lavoro ma anche di istruzione (alla lettura, all’aritmetica) rappresentasse per
l’impiego femminile. Si estendevano evidentemente le opportunità di diveni-
re figure professionali di educatrici e istruttrici, trasformando in ruoli pubblici
mansioni che erano state tradizionalmente svolte in ambito domestico
25
.
L’al-
to
turnover
del personale interno nelle istituzioni sanpaoline mostra infatti
che questi non erano ruoli svolti solo dalle internate ma da personale ester-
no che veniva assunto, retribuito e che poteva licenziarsi o essere licenziato.
Non si trattava solo di funzioni che davano a donne in genere sole (nubili o
vedove) un tetto, una residenza rispettabile e un modo di mantenersi ma che
conferivano anche autorità e la possibilità di esercitare ruoli direttivi con una
notevole autonomia. Lo studio mette in luce infatti come
«
madri
»
,
«
sottoma-
dri
»
e governanti fossero le reali responsabili della gestione quotidiana degli
istituti. I rettori si facevano vedere appena una volta la settimana e spesso
nemmeno quella, e il campo era controllato da queste figure femminili che
talvolta riuscivano persino a decidere chi ammettere, in deroga alle regole, e
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Su cui si vedano ad esempio Laudani, 2006 e Molà, 2000.