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le masse critiche. Ed è proprio su questi nodi che la Fondazione per la scuola
ha cercato di incidere.
L’autonomia scolastica non è una parola magica. L’autonomia cui noi
pensiamo e per la quale abbiamo operato deve essere capace di contribuire in
maniera forte all’innalzamento del livello culturale, dello spessore didattico-
formativo delle scuole facendo interagire in maniera esplicita e verificabile
impegno educativo e qualità professionale degli operatori, capacità di inno-
vazione e di autovalutazione, coinvolgimento degli
stakeholder
,
collegamento
con il territorio, impegno civile.
«
Lavorare con le scuole e per le scuole» ha significato alcune cose ben
precise. Creare un rapporto di fiducia, di stima e quindi di collaborazione con
gli insegnanti e con i dirigenti scolastici. Dimostrare l’importanza e l’utilità di
costruire reti di scuole, reti monitorate, sostenute, alimentate. Far convergere
sui concreti problemi dell’autonomia saperi, competenze, strumentazioni ap-
propriate e articolate con l’obiettivo di dar vita a buone pratiche replicabili.
Investire nelle persone, nel loro protagonismo professionale, nel gusto di fare
e sperimentare.
A questo punto potremmo chiederci se siamo stati utili, se la Fondazio-
ne serve veramente alla scuola italiana. Le scuole alle quali ci rapportiamo
con una certa sistematicità sono poco di più di un migliaio. Un migliaio su
oltre diecimila. Del pari le risorse finanziarie della Fondazione, per quanto
cospicue (3 milioni euro/anno), sono pur tuttavia una goccia rispetto al mare
delle esigenze e dei bisogni. E allora dove è stata, dove sta l’efficacia della
nostra azione?
Credo si possa rispondere così: l’efficacia della nostra azione sta nel di-
mostrare che la scuola può cambiare muovendo dal basso e che il cambia-
mento può essere organizzato e sistematizzato; nel contribuire a creare un
clima favorevole ai temi dell’autonomia evidenziando il grande ruolo cultu-
rale, sociale, economico della scuola; nel dimostrare che i buoni esempi hanno
nonostante tutto un salutare effetto di contaminazione e di fertilizzazione.
A conclusione della seconda consigliatura abbiamo voluto affidare il
senso della nostra esperienza a un volume della collana che la Fondazione
ha con Il Mulino, un volume dal titolo emblematico,
La scuola bene di tutti
.
La scuola che mette al centro la persona deve essere di tutti, parlare a tutti,
essere importante per tutti. È questa la situazione del nostro Paese? La strada
da percorrere è ancora molto lunga! L’Italia nelle graduatorie internazionali
registra punteggi molto bassi per quanto riguarda la percentuale di persone al
disotto della soglia minima di competenze, le differenze cognitive tra maschi
e femmine, l’incidenza dei giovani privi di diploma, la dispersione scolastica