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interessante la notazione sulla
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stazione massima
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da erigersi oltre il corso
Regina Margherita che avrebbe dovuto divenire stazione di transito e non di
testa come Porta Nuova.
Alcuni mesi or sono nel compilare un elenco di terreni disponibili ed adatti più o
meno per il nuovo edifizio che questa Onorevolissima Amministrazione si propo-
ne di erigere per l’Istituto Duchessa Isabella ero partito dall’ipotesi che potesse
riescire sufficiente a tal fine una superficie di circa diecimila metri quadrati: ma
poi la speciale Commissione incaricata di questo studio avendo riconosciuta la
opportunità che l’area da acquistarsi raggiunga i ventimila metri quadrati o poco
meno, per modo che dedotte le striscie da abbandonarsi ad uso pubblico per le vie
circostanti si abbia ancora una superficie utile di oltre quindicimila metri quadrati,
e così tale da consentire la formazione di un giardino tutto all’ingiro del fabbrica-
to, senza escludere la possibilità per quest’ultimo di quegli ulteriori ingrandimenti
che potessero occorrere, mi si invitò a ripetere in questo senso le necessarie ricer-
che, nessuno dei terreni allora proposti potendo soddisfare allo scopo.
Però se in genere non riesce facile il trovare in Torino un isolato di terreno di
diecimila metri quadrati entro il quale non sorga ancora alcuna costruzione senza
allontanarsi molto dal centro della Città, il problema diventa poi molto più arduo
trattandosi di un’area di ventimila metri quadrati, perché i piani di ingrandimento
stabiliti successivamente per le diverse zone poste alla periferia segnano quasi
dappertutto isolati di dimensioni limitatissime, e di superficie compresa in media
fra i quattro e gli ottomila m. quadrati. E di aree centrali non è più il caso oramai
di fare parola, poiché le pochissime tuttora disponibili o che risultano man mano
che si demoliscono le antiche costruzioni colpite dal piano delle opere di risa-
namento sono relativamente minime e di prezzo favolosamente elevato: i pochi
terreni tuttora occupati dalla caserma esagonale e dagli antichi spalti della citta-
della che stanno per scomparire non possono formare, per gli impegni già presi
verso i costruttori delle aree contigue, che degli isolati molto piccoli, e riescono di
necessità quasi racchiusi entro un gruppo di stabilimenti militari: finalmente del
bellissimo e vasto rettangolo di terreno posto all’incontro dei due Corsi Oporto
e Vinzaglio il Municipio non vuole spogliarsi, riservandolo agli ingrandimenti dei
Magazzeni Generali; e sia della Piazza Venezia, che del Giardino della Cittadella
i quali potrebbero senza inconvenienti essere soppressi, si pretenderebbe certa-
mente un prezzo molto elevato, a meno che si trattasse di qualche edificio monu-
mentale di uso pubblico.
Le ricerche delle quali il sottoscritto ebbe incarico debbono quindi ridursi ai con-
fini della Città e più precisamente alle regioni per le quali non esiste ancora alcun
piano di ingrandimento approvato.Sono fuori di questi piani d’ingrandimento i ter-
reni posti all’esterno della linea daziaria, dove vennero solo tracciati ultimamente
i prolungamenti delle principali arterie interne, e nel perimetro di questa linea
quelli posti al di là della Ferrovia di Milano, limitatamente alla zona compresa fra