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ASSP, I,
CSP
,
Ordinati-Verbali
, 13,
allegata all’ordinato del 13 maggio 1781, cc. 142-144.
L’architetto si era recato, su richiesta e unitamente al marchese Giu-
seppe Tizzoni di Crescentino, a visitare la Casa del soccorso
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per individuare
una migliore illuminazione della galleria dell’edificio che si appoggiava con-
tro la casa già di proprietà Finas e attualmente della Compagnia, e inoltre
per eliminare l’angustia della scala, che non consentiva il passaggio di grossi
mobili, per sollevare i quali si era costretti a utilizzare carrucole sistemate
sulle finestre. La galleria, situata tra la casa già Finas e un’ala del Soccorso,
era composta da tre ambienti situati al piano terreno per uso refettorio, al
primo piano impiegato per laboratorio, e al secondo adibito a dormitorio.
Essa era illuminata da due finestre sistemate nella testata della stessa galleria,
ma l’altezza delle case circostanti non consentiva una corretta illuminazione
della galleria stessa, lunga 12.3 trabucchi (circa 37 m). A ponente vi era un
muro, comune per la lunghezza dei citati 37 m, contro il quale a sud vi era
una doppia “fabbrica” a quattro piani seguita da una manica semplice, nel
cortile vi erano una scuderia con situati al di sopra i fienili, e tre piccole ca-
mere sistemate su due piani, il tutto con illuminazione che cadeva nel cortile
Finas posto a ovest; le condutture per i fornelli e le canne di “comodità” era-
no inserite nel muro comune. Esisteva inoltre un sito vuoto per depositare il
letame contro il muro del Soccorso. Il tetto, situato sopra la parte di edificio
del Soccorso confinante con la casa Finas, era formato da due ali che scende-
vano per due terzi a levante verso il cortile della Compagnia e per un terzo
a ponente verso la casa Finas e sporgeva solo per la larghezza della grondaia
che riceveva le acque pluviali. Mediante lunghe tubazioni di latta le grondaie
venivano scaricate nel “pozzo morto” sistemato nel cortile dell’Opera. L’in-
tero muro risultava ricostruito a spese della Compagnia ed era soggetto alle
servitù verso la casa Finas; per evitare questi pesi non vi era stato altro mezzo
per la Compagnia stessa che acquistare la casa Finas. Il Riccati elencava le
servitù più gravose e proponeva alcuni interventi tra i quali era compresa la
demolizione di quattro camere per dare maggior illuminazione alla galleria.
Le spese da effettuarsi erano previste in lire 2000. Metteva anche in evidenza
che per la casa Soccorso erano previste due scale, una grande nei pressi della
porta d’ingresso e una piccola vicino alla cucina; anche in questo caso il costo
dell’opera era previsto in 2000 lire.