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di convivenza con la comunità ebraica
43
.
Il trasferimento nell’isolato di Santa
Monica avrebbe portato grandi vantaggi all’Ospedale di carità, ente proprie-
tario dell’isolato BeatoAmedeo, che avrebbe potuto affittare gli spazi lasciati
liberi agli Israeliti. Nel contempo la Compagnia della misericordia avrebbe
potuto disporre di un tempio in cui officiare le proprie funzioni e meglio ope-
rare per gli scopi istituzionali di assistenza ai carcerati e ai condannati a morte.
Una parte dell’isolato di Santa Monica poteva quindi essere acquistata dalla
Compagnia di San Paolo per trasferirvi le Case del soccorso e del deposito.
Queste ultime erano confinate in edifici le cui dimensioni non consentivano
di accogliere nuove ospiti che, nella nuova sistemazione, avrebbero potuto
disporre di uno spazio più ampio per lavorare. Inoltre si sarebbe ovviato agli
inconvenienti sorti con gli abitanti degli edifici vicini al Soccorso e al Deposi-
to che disturbavano le ospiti «con gesti, biglietti ed anche discorsi». L’autore
della missiva concludeva auspicando che «Vostra Paternità Reverendissima»
potesse convincere il re Vittorio Amedeo II a dare il suo consenso al con-
tratto di compravendita, cosa che, come abbiamo visto, non ebbe seguito
44
.
4.
La costruzione della sede del Deposito nell’isola di San Giocondo
La mancata autorizzazione regia all’acquisto dell’area già proprietà
delle Canonichesse Lateranensi obbligò la Compagnia di San Paolo a cerca-
re un sito libero, che fu reperito nel 1718 nell’ingrandimento detto di Porta
Susina, l’ultimo attuato in epoca di Antico Regime nella capitale subalpina
45
,
dell’Ospedale di carità in cui la duchessa Giovanna Battista di Savoia-Nemours aveva or-
dinato nel 1679 che confluissero gli Israeliti abitanti in città. È interessante l’indicazione
dell’esistenza di un edificio religioso nell’isolato del Beato Amedeo, che non ha riscontri in
altre opere sulle chiese torinesi.
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Da questo documento emerge che essi all’epoca vivevano ancora in parte fuori dal
Ghetto per mancanza di spazio al suo interno.
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Si indica che vi era il progetto di demolire la chiesa per creare un cortile, cosa che proba-
bilmente non avvenne, è possibile che l’edificio religioso sia stato trasformato in abitativo o
in una delle due sinagoghe che risultavano esistere nella mappa fatta eseguire dall’Ospedale
di carità per la vendita dell’isolato e la sua successiva ricostruzione, a seguito della promul-
gazione dello Statuto albertino che all’art. 1 stabiliva la «tolleranza conformemente alla
legge» dei culti diversi da quello cattolico. Cfr. AST, s.p.,
Paesi per A e B
,
Torino, m. 19, n. 37
«
Vendita dell’isolato del Beato Amedeo detto il Ghetto».
45
Questo ampliamento concludeva una lunga vicenda urbanistica iniziata nel 1606 sulla
antica città romano-medievale (delimitata dalle attuali via della Consolata, corso Siccardi
a nord, via Cernaia - Santa Teresa a sud, via Accademia delle Scienze, piazza Castello a
est, asse di corso Regina Margherita a nord). Fu proseguito nel 1613 con l’apertura della
Contrada Nuova oggi via Roma e della parte meridionale della città, dopo il 1672 vi fu