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regia e dei superiori delle Madri. Queste ultime il 7 luglio si congregarono ed
esaminata la proposta presentata la accettarono, decidendo di vendere il vec-
chio monastero inclusa la chiesa, il coro, gli edifici annessi, il giardino e ogni
altra cosa «infissa a chiodo e caviglia». Il pagamento sarebbe avvenuto entro
10
anni. Il 29 luglio la Compagnia rinnovava al tesoriere Berlenda l’incarico
per la stesura di un nuovo contratto, non avendo quello del 7 luglio avuto
l’approvazione del re, che con ogni probabilità non voleva che «si introduces-
sero opere stabili, e perenni, quali sono quelle di S. Paolo» avendo bisogno di
parte di questi siti «per l’ingrandimento del spalto della Cittadella» «secondo
il tipo fatto formare dal suo Primo Ingegnere Bertola»
39
.
Poiché questo rifiuto
fu mantenuto anche successivamente, il 17 febbraio 1715 la Compagnia emet-
teva un nuovo ordinato «per cui atteso che Sua Maestà non prestava il suo
consenso per l’accompra si è ordinato l’affittamento delli membri necessari
per l’Opera del Deposito con deputazione al signor Tesoriere per far detto
affittamento»
40
.
In questa vicenda si inserì anche l’interesse della Compagnia della mi-
sericordia a disporre di parte dell’area. Nella pratica si trova una lettera
41
non
firmata e non datata, indirizzata a un «Reverendissimo Padre, PadronMio Co-
lendissimo» che nel prosieguo del testo diviene «Vostra Paternità», titolo che
si attribuiva ai membri della Compagnia di Gesù.Dal testo emerge che l’esten-
sore era sottopriore della Compagnia della misericordia ed era anche stato
direttore delle Case del soccorso e del deposito. Segnalava di avere visitato il
complesso del Monastero vecchio di Santa Croce che avrebbe potuto essere
acquistato in parte dalla Compagnia della misericordia e in parte destinato
a sede del Soccorso e del Deposito. Evidenziava la situazione di disagio in cui
si trovava al momento la Compagnia della misericordia, la quale per i contra-
sti sorti con i Barnabiti di San Dalmazzo, doveva officiare le sue funzioni in
una chiesa all’epoca inserita nel Ghetto
42
;
ne erano derivate grandi difficoltà
zione fatta d’accomprare il Monastero vechio delle Madri di Santa Croce per colocar le
due Opere del Soccorso e Deposito con deputazione del signor Tesoriere Berlenda per il
stabilimento del prezzo. 1714 a 24 detto giugno, ordinato per cui s’accetta il stabilimento
della vendita al prezzo di lire 48/m concertato con detto Signor Tesoriere, con ciò però vi
sia il beneplacito Reggio, et delli Superiori delle MM. deputando novamente detto Signor
Tesoriere a passar la scrittura d’accompra».
39
Tamburini, s.d. (ma 1968), p. 387.
40
ASSP, I,
Socc.
, 249,
fasc. 1/7, c. 18. I «membri» sono le stanze.
41
Ibid.
,
c. 20.
42
Il Ghetto si trovava nell’isolato del Beato Amedeo, delimitato oggi dalle vie Maria
Vittoria, San Francesco da Paola, Principe Amedeo, Bogino. Era un edificio di proprietà