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conoscenza. Meno attenzione, quindi, ai dati contenutistici ricavati dai testi,
alle informazioni trasmesse e più apprendimento invece sul campo, secondo
il celebre motto deweyano del
learning by doing
.
Come il resto delle scuole italiane, l’Educatorio duchessa Isabella non
recepì lo spirito della rivoluzione pedagogica in corso: l’organizzazione scola-
stica era fortemente strutturata e non vi era grande possibilità di promozione
dell’autonomia delle allieve né dal punto di vista della scelta di un proprio
percorso formativo, né rispetto alla possibilità di gestirsi responsabilmente
secondo una politica di autogoverno. Dalle fonti a disposizione non emer-
gono, infatti, racconti di lezioni avvenute «all’aria aperta», sfruttando le sug-
gestioni e le caratteristiche del luogo in cui vivevano le studentesse, e non si
registrano modifiche sostanziali all’impianto formativo dell’istituto, che si
mantenne per lo più rigidamente definito. La stessa presenza di un codice di
comportamento, sancito dal regolamento dei premi e delle punizioni, è sinto-
matico di una concezione educativa ancora legata a retaggi del passato, basa-
ta più sull’obbedienza che sull’intrinseca motivazione delle ragazze
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.
È opportuno osservare, però, che, soprattutto in Italia, la ventata rifor-
mista sul versante dell’educazione arrivò decisamente in ritardo: solo nel se-
condo dopoguerra, ad esempio, le idee innovatrici di Dewey si diffusero sul
territorio italiano. L’arretratezza pedagogico culturale in cui versava la scuola
italiana, malgrado alcune esperienze fortemente innovatrici (Montessori, Piz-
zigoni e Salvoni) costituiva, purtroppo, una condizione generalizzata che solo
con estrema difficoltà iniziò a modificarsi. L’Educatorio si trovò all’interno di
questo lento meccanismo di trasformazione e non fece in tempo ad accogliere
le riforme pedagogiche, anche perché la sua attività educativa venne interrot-
ta dai bombardamenti.
L’importanza che l’Educatorio assegnò alla cura del corpo era frutto
di un’attenzione fascista tipica dell’epoca. L’interesse per il benessere psico-
fisico degli alunni fu, infatti, un primo elemento di rottura con il passato.
Numerose furono le scuole che fecero dell’educazione fisica un elemento di
vanto del proprio programma. Non dimentichiamo, inoltre, che l’interesse al
benessere fisico dei soggetti rispondeva anche ad una reale esigenza di igiene,
che derivava dalla sostanziale insalubrità dei luoghi deputati ad accogliere
i bambini. Nel caso dell’Educatorio fu evidente la continua attenzione alla
ricerca di un luogo che rispondesse appieno alle esigenze delle fanciulle ospi-
tate. Non a caso si optò per il trasferimento della sede in piazza Bernini, che
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Su questo tema si veda Bonetta, 1990.