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Nelle regole ottocentesche, alle maestre veniva riservato il compito di
vegliare, durante le ricreazioni, «a che si osservi sempre la decenza e la urba-
nità dei modi»
209
.
Tale indicazione verrà meno nei regolamenti che seguiran-
no, nei quali, invece, sarà dato più ampio e dettagliato spazio ai premi e alle
misure disciplinari. Nelle istituzioni educative del San Paolo la cura del corpo
si declinava sia in pratiche igieniche e sanitarie sia in rigorose norme compor-
tamentali, scandite da una assai ben codificata distribuzione di riconoscimenti
e punizioni.
L’attenzione posta affinché all’interno, come all’esterno dell’Educa-
torio, si mantenesse un comportamento decoroso e lodevole non era fine a
se stessa: alle alunne era richiesto un comportamento consono al loro stato,
spesso sancito da attestati di lode o di punizione. Un comportamento corretto
non riguardava esclusivamente la scuola, ma l’intera vita della giovane. Chi
non avesse osservato le regole incorreva in «misure disciplinari», fra le quali
era prevista la «privazione dell’uscita». Sapere che una tale limitazione venis-
se annoverata fra le punizioni fa supporre che l’uscita fosse considerata un
bene molto ambito, la cui rinuncia aveva un certo peso.
L’importanza attribuita alla disciplina può far pensare che l’attività edu-
cativa si svolgesse in un clima estremamente severo, che lasciava poco spa-
zio alla dimensione creativa e originale dell’allieva. Tuttavia, il regolamento
prescriveva a chi dirigeva ed insegnava di trattare con le ospiti con «spirito
materno»
210
.
La sola lettura dei regolamenti non basta, però, a restituire la
vita reale dell’Educatorio; può farlo, invece, la diretta testimonianza di chi
visse l’esperienza dell’internato e della scuola del San Paolo, come riportato
nel diario presentato poco sopra, il quale restituisce un quadro molto diverso
da quello ipotizzato, per nulla greve e talvolta spensierato
211
.
Ogni giovedì e ogni domenica si usciva per una passeggiata che durava dalle 14
alle 16 circa; appena terminato il pranzo e senza effettuare la solita ricreazione
salivamo di corsa ai dormitori per indossare la divisa, gridando chi: “città, città”
chi “campagna, campagna” per esprimere le singole preferenze sull’itinerario da
seguire.Vinceva la maggioranza e del resto le nostre maestre sapevano bene con-
vincerci ad alternare le diverse esigenze. “Campagna” significava C.so Tassoni,
Pellerina con sosta ai campi del tennis per osservare le partite, quindi Tesoriera,
Corso Francia. “Città” aveva percorsi vari, lunghissimi, a passo di carica fino in
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ASSP, I,
Socc.-Dep.
, 250/1,
Regolamento 1853, art. 73.
210
ASSP, II,
EDI
, 4521,
Regolamento 1925, art. 94.
211
ASSP, II,
EDI
, 5155,
Incontro fra ex insegnanti, assistenti, alunne,
pp. 18-19.