256
legge, ad esempio, che con ordinato del 28 febbraio 1827 venne destinata
una piazza del lascito Gabutti, nell’Opera del soccorso, a Luigia Maria Ste-
fania Geymet di Ginevra che «il giorno di ieri abiurò gli errori della setta
Calviniana e venne pel tal motivo abbandonata da’ parenti»
195
.
In detta si-
tuazione appariva esplicito l’intento della Compagnia di sostenere nel segno
della fede cattolica una giovane figlia priva di appoggi famigliari. È anche il
caso di Caterina Crosino di dodici anni, cui venne concessa una piazza gra-
tuita del lascito Arpino, nella Casa del soccorso, in quanto «nata in Russia,
di padre piemontese, venuta alla religione cattolica dalla greca scismatica»
196
.
Nelle valutazioni che venivano espresse dai congregati, il credo sembrava
costituire prerogativa tutt’altro che secondaria per una giovane postulante:
nel gennaio 1825 venne ammessa un’altra dodicenne, Emilia Vittoria Camilla
Bucher, a godere anch’essa di una piazza Arpino nella Casa del soccorso, e
sembrava trattarsi di un caso non comune, poiché si precisava che il «pa-
dre, colonnello d’un reggimento svizzero al servizio di SM, è protestante e
la madre è cattolica»
197
.
Il carattere di eccezionalità è attestato dal fatto che,
mentre per le altre figlie non veniva esplicitata la fede professata, deducendo
che si trattava senza dubbio di quella cattolica, nei casi in cui ciò veniva spe-
cificato, a proposito della postulante o della sua parentela, essa costituiva una
credenziale importante. Essa, infatti, garantiva la possibilità per le figlie stes-
se di essere ammesse ad occupare piazze gratuite, in quanto, coerentemente
con il pensiero del tempo, rifletteva il principio che ad un buon cristiano cor-
rispondesse un onesto cittadino. All’istituzione religiosa veniva riconosciuto
un compito educativo, che andava ad incidere anche sulla sfera civile della
vita del cristiano
198
.
Con il passare degli anni, venuta meno la necessità di impegnarsi nell’ope-
ra di conversione delle giovani, non diminuì, tuttavia, l’attenzione alla dimen-
sione religiosa, la cui cura fu assegnata, sino alla chiusura dell’Educatorio, a un
direttore spirituale, «sacerdote di fama specchiata e versato negli studii sacri»
199
.
Dalle pagine del diario
200
di una studentessa ospite dell’Educatorio ne-
gli anni Trenta del Novecento si evince come la «cura dell’anima» non fosse
195
ASSP, I,
CSP
,
Ordinati-Verbali
, 18,
seduta del 25 febbraio 1827.
196
ASSP, I,
CSP
,
Ordinati-Verbali
, 19,
seduta del 21 aprile 1833.
197
ASSP, I,
CSP
,
Ordinati-Verbali
, 18,
seduta del 16 gennaio 1825.
198
Su questo tema si veda Foa, 1975.
199
ASSP, I,
Socc.-Dep
., 250/1,
Regolamento 1853.
200
ASSP, II,
EDI
, 5155,
Incontro fra ex insegnanti, assistenti, alunne
,
pp. 10-11. In occasione
dell’incontro fra ex allieve celebrato nel settembre 1982, alcune studentesse raccolsero i loro