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compiti diversi, in alcuni casi in qualità di maestre, assistenti-maestre o con
altre mansioni
158
.
3.
L’assegnazione dei posti nell’istituto
A regolare l’ingresso e l’uscita delle ospiti nelle Case del soccorso e
del deposito erano le «Antiche Regole», ma a partire dalla seconda metà del
Settecento, con l’aumento del numero delle piazze di fondazione privata, ad
esse si erano aggiunte le indicazioni riportate sui testamenti, che condizio-
navano e talvolta vincolavano le scelte della Commissione rispetto all’accet-
tazione delle figlie. Sin dal Seicento, infatti, si era diffusa la pratica da parte
di persone facoltose di destinare parte del patrimonio ad opere caritative di
carattere sociale, garantendo in tal modo una forma di educazione ai membri
della propria famiglia o alle fanciulle che, prive di mezzi, fossero state ritenute
meritevoli di aiuto.Tale atto di generosità, da una parte arrecava indubbi van-
taggi a coloro che ne beneficiavano e dall’altra consentiva al benefattore, una
volta defunto, di associare al suo ricordo la speranza che ad un simile gesto
corrispondesse per lui la certezza della vita eterna
159
.
Le regole di attribuzione delle piazze spesso si rivelavano molto rigide
e le indicazioni dei fondatori circa le modalità di impiego del patrimonio non
lasciavano ampi margini di azione. La piazza Crosa rappresentava senza dub-
bio il lascito più ingente. Tale testamento prevedeva, ad esempio, che fossero
preferte ad ogni altra le figlie di mia attinenza e parentela e quelle di grado vi-
ciniore a quelle di grado più rimoto, ed occorrendo che niuna si presentasse per
non avere l’età o per altra causa, dovrà la Congregazione lasciar uno o due posti
vacanti secondo le circostanze per ritirarle quando si presentino
160
.
158
È il caso di Luigia Perini, nata a Valperga Caluso nel 1822, ammessa nell’istituto nel
1833
all’età di 11 anni e uscita solo al momento della morte, avvenuta nel 1899, ben 66 anni
dopo. Di lei si sa che godeva di un posto del testamento Crosa interamente gratuito e che
venne indicata sul registro delle alunne come «ufficiaria pensionata», come cioè colei che
prestava la propria opera all’interno dell’istituto e che per tutta la durata del soggiorno
fu spesata nella permanenza in esso. Sebbene questo dato venga riportato all’interno del
registro, per l’eccezionalità dello stesso non lo si è considerato all’interno del grafico al fine
di non alterare l’analisi (ASSP, II,
EDI
,
Alunne
, 4684,
Registro del personale e delle allieve
1883-1942).
159
Su questo tema si veda Vovelle, 1973.
160
A destinare parte del loro patrimonio, legando così il loro nome alla storia delle Case
del soccorso e del deposito, e dell’Educatorio duchessa Isabella poi, in modo indelebile e
sostanziale, furono: Bernocco Giuseppe Bartolomeo (con testamento del 1774), Borbonese