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non proprio irrilevante, era rappresentato dal fatto che tali studi si intendeva-
no «a carico delle alunne», le quali, anche se a posto gratuito o semigratuito,
dovevano già far fronte alle spese derivanti dai libri di testo, dall’occorrente
per scrivere e disegnare, dal corredo e dall’uniforme dell’istituto.
Alle prese con un endemico disavanzo di bilancio, dovuto ai numerosi
posti gratuiti e semigratuiti, di cui si dirà in maniera più approfondita in se-
guito, l’Educatorio duchessa Isabella, nello stabilire un aumento delle tasse di
iscrizione, definì che «esse debbano essere piuttosto moderate per i corsi Nor-
male e Complementare», prendendo come termine di confronto le tasse pa-
gate presso istituti analoghi, uno fra tutti la scuola normale Domenico Berti,
mentre invece dovranno essere, proporzionalmente, un po’ più elevate per il cor-
so elementare per evitare il pericolo di un soverchio affollamento ed anche per
mantenere quell’ambiente civile, che è condizione fondamentale del nostro Edu-
catorio
126
.
Si presentava sempre più chiaramente la popolazione scolastica alla
quale si rivolgevano gli amministratori della Direzione delle Opere pie di
San Paolo. Era loro interesse risultare tra gli istituti più “quotati” dal punto
di vista dell’istruzione impartita, scelta questa che inevitabilmente preclude-
va l’accesso a fanciulle provenienti da famiglie meno avvantaggiate. I rego-
lamenti successivi dell’Educatorio (1914, 1921) non presentarono modifiche
strutturali dell’assetto scolastico, ma piuttosto continui adeguamenti delle
tasse di iscrizione. Ben più interessanti appaiono invece le modifiche che se-
guirono la riforma Gentile del 1923, con la quale il ministro operò la riorga-
nizzazione dell’istruzione sul territorio nazionale sulla base dei principi della
filosofia neoidealista. La scuola elementare fu portata fino al quinto anno e si
configurava come una preparazione, fine a se stessa per la massa popolare, agli
studi successivi, i quali adeguavano i propri programmi ai principi dell’«edu-
cazione intesa come autoeducazione», allo «sviluppo dello spirito come farsi
continuo», al «rapporto educatore-educando come comunione spirituale»
127
.
Particolare attenzione fu data alla formazione dei maestri che venne-
ro istruiti alla cultura «essenzialmente umanistica e filosofica» accentuando
«
il carattere di scuola di cultura generale a detrimento della preparazione
126
Ibidem
.
La sottolineatura è nel testo originale. Gli altri istituti del panorama torinese
con i quali l’Educatorio entrava in concorrenza erano l’Istituto Alfieri Carrù, l’Istituto pro-
fessionale Maria Letizia, l’Istituto Margherita di Savoia, la R. Scuola di Commercio (Ist.
Internazionale) e l’Istituto delle Suore di S. Giuseppe.
127
Bertoni Jovine, 1975, p. 266.