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fanciulle che ritornando nelle loro famiglie si troverebbero in condizioni non
proporzionate alla educazione ricevuta
73
.
L’educazione doveva, pertanto, soddisfare il bisogno reale delle alun-
ne e non rivolgersi a quegli insegnamenti «troppo brillanti», che sarebbero
risultati non utili alle mansioni che le alunne avrebbero ricoperto nella vita
di tutti i giorni. Il regolamento, tuttavia, non escludeva che ci potesse essere
«
qualche insegnamento speciale per quelle donzelle, per cui lo richiedessero
i loro parenti, o tutori»
74
.
Era previsto che la scelta di insegnamenti opzionali
fosse sottoposta al parere della Commissione per gli Istituti educativi. Il pa-
gamento di tali insegnamenti era a carico della famiglia, così come avveniva
nelle scuole d’Antico Regime.
Come si è sottolineato più volte, e come appare esplicito dalla lettura
del regolamento, la dimensione religiosa era parte integrante, se non fondan-
te nella formazione del soggetto da educare:
Gli Istituti femminili del Soccorso e del Deposito […] promuovono l’educazione
morale coll’insegnamento della Religione e della morale cattolica, colla pratica
dei doveri del culto, e di umanità, e coll’esercizio della benevolenza e della tolle-
ranza reciproca
75
.
su proposta ministeriale in seguito al commissariamento di tutti gli istituti paolini, avvenuto
nel primo semestre del 1879. La decisione fu resa necessaria per il conflitto venutosi a creare
tra il nuovo prefetto di Torino, Minghelli Vaini, e l’intera Direzione delle Opere di San Pa-
olo. Il prefetto, di fresca nomina, «decise di adottare una linea politica diversa» rispetto alla
prassi comune, che si basava sul principio della rieleggibilità dei direttori che «durante il
loro mandato si erano dimostrati capaci, onesti, retti, leali e corretti». Questa operazione di
svecchiamento dei consigli di amministrazione non raccolse molti consensi, al contrario creò
diversi malumori all’interno delle Opere pie di San Paolo, i cui dirigenti in segno di prote-
sta rassegnarono le proprie dimissioni. L’opinione pubblica si strinse intorno alla vecchia
direzione e il prefetto non poté far altro che sciogliere la Direzione e richiedere l’intervento
Regio. Alla guida delle Opere fu chiamato, come si è detto, Giolitti, che, per la sua cono-
scenza della realtà piemontese, sembrava la persona più indicata. Sebbene la sua attenzione
si sia rivolta in prevalenza alla gestione del Monte di pietà, Giolitti non perse l’occasione
di introdurre alcune riforme anche all’interno dell’istituto del Soccorso, come, ad esempio,
l’abbassamento del limite dell’età in accesso, da 12-15 anni a 8-12 anni, l’introduzione del
concorso pubblico per la nomina delle maestre, per le quali aveva previsto anche un aumen-
to salariale, la ristrutturazione di alcuni locali con la creazione di una biblioteca e di alcune
sale-studio (Vigna, 2000, pp. 83-102).
73
ASSP, II,
ISPT-FC
,
Bilanci
, 3069,
Relazione al ministro dell’Interno.
74
ASSP, I,
Socc.-Dep.
, 250/1,
Regolamento 1853, cap. I, art. 5.
75
Ibid.
,
cap. I, artt. 1- 2.