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L’iniziativa da parte dei congregati di individuare famiglie di artigiani
disposte ad accogliere tali figlie non era affatto priva di importanza: potrem-
mo leggerla oggi come una sorta di formula antesignana di “affidamento in
prova” di quei soggetti il cui nucleo famigliare di origine non poteva garantire
l’educazione necessaria. Dei benefici di una buona educazione, che passava
anche attraverso l’apprendimento di un mestiere, si faceva garante la Compa-
gnia di San Paolo che promuoveva e sosteneva tali forme di intervento anche
attraverso il pagamento di doti. La scelta di collocare altrove donne perico-
lanti o cadute da una parte ovviava alla «sconvenienza» della coabitazione
di realtà sociali molto diverse tra loro, dall’altra sgravava la coscienza degli
amministratori. La Commissione, istituita in seno alla Direzione delle Opere
pie di San Paolo, tuttavia, manteneva una forma di controllo. Infatti i
Commissionari pel convitto di educazione del Deposito sono incaricati di recarsi
di quando in quando al ritiro del Buon Pastore per riconoscere lo stato delle ra-
gazze pensionate dall’opera stessa del Deposito, per aver informazioni sulla loro
condotta e sui progressi che fanno nella educazione, per ricevere quelle domande
che credessero di presentar loro, e riferire quindi alla Direzione
71
.
Sebbene oggi possa suscitare perplessità la posizione adottata dai mem-
bri della Compagnia di non educare nello stesso luogo e con le stesse moda-
lità fanciulle diverse fra loro per estrazione sociale, tuttavia, per la mentalità
del tempo, era lecito pensare che potesse risultare realmente dannoso far co-
esistere persone che per ragioni oggettive avrebbero conosciuto destini ben
diversi; senza considerare che il prestigio dell’Istituto ne avrebbe risentito
e le famiglie benestanti avrebbero affidato l’educazione delle loro figlie ad
istituzioni più confacenti alle loro aspirazioni.
Sul tema della qualità dell’educazione impartita ben si espresse Giolitti
cui venne affidata, con regi decreti del febbraio e giugno 1879, la «missione di
commissario regio per la temporanea amministrazione delle Opere Pie di S.
Paolo in Torino»
72
.
Nel resoconto della gestione e dello stato in cui si trovava-
no le opere pie, riferiva che
sarebbe a mio avviso un errore il voler dare nell’istituto una educazione trop-
po brillante, poiché questa anziché un bene potrebbe essere unmale per quelle
71
Ibidem
, 28
aprile 1852.
72
ASSP, II,
ISPT-FC
,
Bilanci
, 3069,
Relazione al ministro dell’Interno. Giolitti fu chiamato