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degli Istituti del soccorso e del deposito, se nei primi tempi si poteva parlare
più propriamente di assistenza, dalla seconda metà dell’Ottocento in poi ap-
pare esplicito un impegno in senso educativo, il cui obiettivo era quello di
dare risposte al bisogno di formare e preparare una nascente classe borghese
al femminile.
Non deve stupire, quindi, che nella stessa Torino di metà Ottocento le
giovani fanciulle ospiti di istituzioni educative beneficiassero di un trattamen-
to differente a seconda del ruolo sociale cui erano destinate. Alle Povere or-
fanelle non venivano impartite lezioni di ballo, riservate invece alle donzelle
degli Istituti del soccorso e del deposito: nulla le rendeva differenti tra loro
se non la posizione che avrebbero ricoperto al di fuori dell’istituzione e a cui
dovevano essere preparate. La scelta di orientarsi ad una precisa categoria di
figlie, trascurando coloro che arrivavano da percorsi di vita travagliati, era alla
base, in parte, della motivazione che induceva l’amministrazione dell’Ope-
ra a chiedere l’equiparazione delle regole nelle due case di educazione. Allo
stesso tempo costituiva il motivo che impediva all’arcivescovo, preoccupa-
to di non veder rappresentata anche la fascia di coloro che erano risultate
maggiormente esposte ai pericoli di una mancata tutela, di concedere quanto
richiesto da tempo. È significativo, a tale proposito, leggere come gli istitutori
parlassero di «sconvenienza» nell’offrire medesime possibilità di educazione
a giovani di provenienza e percorsi esistenziali diversi. Questo avrebbe cau-
sato un senso di “inadeguatezza” nelle educande, che si sarebbero trovate a
confrontarsi con valori e regole che non appartenevano loro, così come nelle
insegnanti, che avrebbero dovuto educare le alunne in modo differente a se-
conda della loro estrazione sociale, rendendo complessi i rapporti e le relazio-
ni all’interno dell’istituto.
Come detto precedentemente, tale conflitto si risolse con l’impegno da
parte della Compagnia a pagare le spese di mantenimento delle figlie «perico-
lanti o cadute» all’interno di istituzioni “specializzate” nel loro accoglimento,
come l’Istituto del Buon Pastore, o
collocandole presso qualche famiglia di artigiani […] perché apprendessero un
qualche mestiere, prelevando dal bilancio della Casa del deposito la somma di lire
2500
per retribuire le famiglie o gli istituti che avessero dette donne o fanciulle
ricoverate
70
.
70
ASSP, I,
CSP
,
Repertori degli ordinati
, 31,
s.v.
«
Buon Pastore», 10 febbraio 1852.