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Dopo il regolamento del 1853, la prima revisione normativa è relativa al progetto di
statuto dell’Educatorio duchessa Isabella pubblicato il 12 luglio 1895, il quale differisce nella
forma, ma non nella sostanza dei contenuti presentati in precedenza. Al progetto seguì il
nuovo regolamento interno del 1904.
66
Chiosso, 1997, pp. 9-11.
67
Ibidem
.
68
A titolo comparativo si può vedere il regolamento dell’Orfanotrofio femminile di Torino,
redatto e approvato nel 1832, le cui ultime versioni corrette risalenti al 1892 e al 1911 non
differiscono, se non nella forma, da quella originale. Nell’unico articolo relativo al carattere
Tali norme, che rimasero in auge per più di quarant’anni
65
,
rappresen-
tavano il primo atto normativo che andava ad integrare, se non a sostituire,
le «antiche regole» che fino ad allora avevano costituito l’unico riferimen-
to legislativo per le Case del soccorso e del deposito. La loro fortuna fu so-
prattutto determinata dal fatto che seppero accogliere e tradurre istanze di
rinnovamento pedagogico che i mutamenti culturali e sociali dell’Ottocento
portavano, costituendo le premesse per un processo di cambiamento e conso-
lidamento dell’istituzione scolastica che veniva a delinearsi.
La cultura europea della seconda metà del XIX secolo, segnata dall’idea
positivistica di progresso e di sviluppo illimitato governato dalla razionalità
scientifica, aveva chiamato in causa anche la pedagogia. La “civiltà moderna”,
attenta ai fatti osservati e al rigore scientifico, andava a sostituire la cultura
romantica e spiritualista che aveva dominato nella prima parte del secolo: i
valori religiosi, le consuetudini e le tradizioni tipiche della vita contadina ce-
devano il passo ad una visione laica dell’esistenza, ad una mentalità nuova che
riponeva piena fiducia nel progresso, nell’affermarsi della civiltà industriale,
nella razionalità e nella scienza
66
.
L’ottimismo, che animava gran parte della
cultura positivista, non aveva tuttavia trovato un consenso unanime: il mondo
cattolico vide a lungo nella modernità un avversario che andava ad intaccare
la visione religiosa dell’esistenza e i valori ad essa collegati. Per far fronte ad
un simile pericolo occorreva rafforzare, sul piano sociale e culturale, la pre-
senza della Chiesa, moltiplicando le opere di educazione popolare, attraverso
le quali la Chiesa stessa avrebbe potuto riconquistare il suo ruolo di guida
67
.
Questo processo di rinnovamento pedagogico interessò anche le Case
del soccorso e del deposito, riverberandosi negli articoli del regolamento,
particolarmente ricchi e “all’avanguardia” se confrontati con quelli di altre
istituzioni educative che operavano nella stessa epoca
68
.
Nelle intenzioni degli
istitutori delle Case del soccorso e del deposito non vi era solo la preoccupa-
zione di provvedere alla sussistenza delle giovani, ma anche quella di offrire