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di fondazione, i regolamenti speciali e, in assenza di essi, le antiche tradizioni
non fece altro che mantenere intatta la situazione e non portò giovamento
nemmeno l’estensione dell’impianto piemontese relativo alle norme fiscali.
La confusione che regnava nel settore dell’assistenza aveva bisogno di diret-
tive più precise e di un piano regolatore ben più consistente. Il sistema liber-
tario risultò inefficace in quanto l’iniziativa privata non riusciva a rispondere
ai bisogni dei poveri. Per di più i servizi di beneficenza non erano equamente
distribuiti: la stragrande maggioranza di essi si concentrava presso i centri
urbani, lasciando le campagne sprovviste di qualunque aiuto. Le Opere pie
«
erano, dunque, tutt’altra cosa da un’intelligente e razionale distribuzione
delle risorse a favore delle situazioni di bisogno, così come, per il ruolo asse-
gnato loro anche dallo Stato liberale e unitario, avrebbero dovuto essere»
29
.
4.
Il passaggio alla Direzione di nomina pubblica
La destabilizzazione del quadro politico si ebbe già nel 1848 in seguito
ai moti scoppiati sul territorio nazionale. Tutti gli ordini religiosi furono sop-
pressi: a farne le spese furono in particolare i Gesuiti, massima espressione
del potere clericale, additati come i maggiori sostenitori del potere monarchi-
co. Essi si videro privati dei loro possedimenti e costretti al ritiro forzato in
quanto membri di un ordine religioso considerato pericoloso per la libertà
30
.
Gli istituti di carità, ritenuti incapaci di gestire i patrimoni se non addi-
rittura colpevoli di sperequazioni e di un utilizzo improprio dei loro beni, si
trovarono al centro di accese polemiche.
Anche la Compagnia di San Paolo incorse in questa condanna, sia per
la vicinanza e l’affinità con l’ambiente gesuitico
31
,
sia in quanto amministra-
trice di opere pie, tanto che vennero rivolte nei suoi confronti le accuse di
usura e cattiva gestione dei capitali. «La Compagnia di San Paolo non poteva
illudersi di transitare immune in mezzo a questi tempi tumultuosi; agli occhi
dalla legge furono limitati, infatti, solo ad alcune fondamentali spese sanitarie per i poveri,
ed al mantenimento dei fanciulli esposti e dei pazzi […] affidati, tuttavia, non allo Stato,
bensì, localmente, ai Comuni e alle Province, in maniera subalterna, inoltre, alle strutture di
ricovero private delle Opere pie».
29
Ibid.
,
p. 11.
30
I moti a Torino incominciarono nel mese di marzo. I Gesuiti furono costretti a fuggire e
ad abbandonare le loro case dei Martiri e del Carmine.
31
Il legame tra la Compagnia di San Paolo e l’Ordine dei Gesuiti fu fin dalle origi-
ni molto stretto. A testimonianza di ciò, nel 1815 si ritrova a rivestire la carica di rettore