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L’educazione dispensata dalla scuola del San Paolo rimase sempre
un’educazione muliebre, che prevedeva, per chi lo desiderasse, sicure pos-
sibilità occupazionali, ma in cui la preparazione di future professioniste era
secondaria rispetto alla complessiva e generale formazione della donna. An-
che l’accoglienza dell’istituto magistrale Berti all’interno dell’Educatorio, nel
1926,
con la soppressione di tutti gli altri corsi superiori, mi sembra che possa
essere assunta come prova di tale orientamento. Il Berti rappresentava l’isti-
tuto magistrale più prestigioso di Torino, quello con la storia più lunga e glo-
riosa, dato che derivava proprio dalla Scuola per le allieve maestre, fondata a
metà dell’Ottocento per interessamento di Luigi Franchi di Pont, di Giovanni
Scavia e dello stesso Domenico Berti
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.
Se si pensa, poi, che la riforma attua-
ta da Gentile pochi anni prima, nel 1923, aveva introdotto nella formazione
delle maestre il latino, eliminandone, invece, la didattica e il tirocinio, si ha la
cifra del valore formativo che l’istituto magistrale aveva assunto.
In realtà, l’ospitalità offerta all’istituto magistrale Domenico Berti
all’interno della sede dell’Educatorio va probabilmente letta anche come
una tappa verso la rinuncia dell’Istituto di San Paolo a gestire direttamente
istituzioni educative, ritagliandosi un ruolo di finanziatore più consono con
la natura che esso era andato assumendo nel corso del tempo. La scelta di
investire in modo univoco sulla scuola normale rappresentava senza dubbio
un’opportunità offerta alle allieve di intraprendere un percorso formativo
e professionalizzante di qualità, ma andava in controtendenza sia rispetto a
quell’idea ampia e moderna del mercato del lavoro femminile che il San Paolo
sembrava avere abbracciato nei decenni precedenti, sia nei confronti delle
iniziative intraprese in quegli stessi anni dagli altri istituti benefici e dalle
scuole private torinesi. Insistere sulla formazione delle maestre elementari
non era certo indizio di una politica innovatrice negli anni Venti, anzi sem-
bra piuttosto in linea con un’idea conservatrice e tradizionalista del ruolo
della donna, tornata in auge con la salita al potere del Fascismo. In ogni caso,
l’Istituto di San Paolo rimase coerente con il mandato pedagogico e sociale
che si era scelto nell’Ottocento. Nessuno era, infatti, disposto a mettere in
dubbio il valore dell’istruzione come strumento di realizzazione e di emanci-
pazione della donna. Tuttavia, nell’applicazione pratica, oltre che nelle finali-
tà sociali e politiche attribuite all’educazione del gentil sesso, esistevano dif-
ferenze sensibili anche all’interno del movimento femminista e delle donne
Isabella, 1904, p. 19.
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Sulla nascita e il funzionamento dell’istituto Berti cfr. Rodella, 1869, pp. 7-9; Miraglia,
1898,
pp. 58-63, 151-153.