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certamente rese capaci di svolgere autonomamente tutte le mansioni legate
alla gestione domestica e della famiglia, ma aveva soprattutto l’obiettivo di
fornire loro gli strumenti per far compiere tali mansioni, per sovrintendere
alle operazioni necessarie a garantire il decoro di una casa «di civile e agiata
condizione». La risposta delle Opere pie di San Paolo alla crescente doman-
da di professionalizzazione dell’istruzione che, tra la fine dell’Ottocento e i
primissimi anni del Novecento, fu formulata anche dai ceti sociali benestanti
che frequentavano l’Educatorio, non va, pertanto, individuata nei lavori don-
neschi. A consentire un più rapido ingresso nel mondo del lavoro dovevano,
invece, servire il corso normale, che formava le future insegnanti elementari,
e il corso professionale di commercio, triennale prima e poi quadriennale,
pensato per formare «le giovanette all’esercizio pratico del commercio e delle
professioni ad esso attinenti», oltre che per venire impiegate in «impieghi ed
uffici nelle aziende pubbliche e private» e, ancora, per «prepararle agli studi
superiori di commercio»
31
.
Fu questo il modo in cui, ancora una volta, il San Paolo cercò di andare
incontro ai bisogni della città, preoccupandosi non solo più dei lavori di cui
le donne avrebbero dovuto occuparsi nelle loro case, ma anche di aiutarle a
trovare una collocazione professionale all’esterno del nucleo familiare. Tutta-
via, neppure il sincero sforzo di professionalizzazione compiuto negli ultimi
decenni di attività dall’istituto sanpaolino ne mutò l’identità, a mio avviso an-
cora spiccatamente ottocentesca e legata a doppio nodo a quell’idea di edu-
cazione a cui la Compagnia si era ispirata nei secoli precedenti. Non per nulla,
i documenti interni, al pari di quelli ufficiali, delle Opere pie di San Paolo
sottolineano a più riprese il fatto che, sebbene all’interno dell’Educatorio
l’offerta formativa fosse aumentata nel corso del tempo, arrivando a contem-
plare, all’inizio del Novecento, un giardino d’infanzia, i corsi elementari, quel-
lo complementare e quello normale pareggiati e infine l’istituto professionale
e di commercio, la scuola di «complemento alle classi elementari e di per-
fezionamento nei lavori donneschi» era quella «propria» dell’Educatorio
32
.
E ancora nel 1904, il regolamento sottolineava che la formazione impartita
mirava «a dare alla società civile giovanette atte al governo di una famiglia, o
capaci di provvedere a sé stesse con il proprio lavoro»
33
.
soccorso, la Regia opera della provvidenza e l’Educandato della visitazione di Santa Maria,
era presentato come scuola per ragazze «di civile e agiata condizione».
31
ASSP, II,
EDI
,
Regolamenti
, 4515,
Regolamento-programma della Scuola di Commer-
cio, 1908.
32
ASSP, II,
EDI
,
Riforme scolastiche
, 4546.
33
ASSP, II,
EDI
,
Regolamenti
, 4514,
Regolamento interno per l’Educatorio duchessa