168
8
Cfr. Santi, 1998, pp. 115-134.
9
Agli stessi anni risalgono altri interventi governativi a favore dell’istruzione femminile,
dalla circolare del Consiglio generale per le scuole elementari e di metodo, che, nel 1849,
invitò i sindaci ad aprire scuole primarie femminili, al progetto dello stesso anno del mini-
stro della Pubblica istruzione Cristoforo Mameli, che non si trasformò in legge per via del
cambio di legislatura.
10
Cfr. Morandini, 2008, pp. 99-122.
11
Cfr. Baricco, 1858, p. 11. Sul ruolo di Pietro Baricco nella scuola torinese di metà Otto-
cento cfr. De Gubernatis, 1879,
s.v.
anni, proprio al fine di evitare abusi e irregolarità, la polizia torinese segnalò
decine di donne che, prive dell’opportuna patente, nelle proprie case o nel
retro delle botteghe, educavano o più probabilmente facevano badanza a pic-
coli gruppi di bambini, spesso senza sapere né leggere né scrivere
8
.
L’ultimo, incontrovertibile, indizio della crescente domanda d’istruzio-
ne da parte del gentil sesso è offerto dalla creazione, nel 1850, delle scuole
elementari femminili da parte della Città di Torino, che si decise, così, non
solo ad applicare quanto prescritto dalla legge relativa all’ordinamento delle
amministrazioni provinciali e comunali (7 ottobre 1848), la quale imponeva
di inserire tra le voci obbligatorie di spesa quelle per le scuole elementari
maschili e femminili, ma anche di far fronte a un bisogno sempre più avver-
tito anche dagli strati sociali meno abbienti
9
.
Ne è una prova il fatto che, se
per avere accesso alle nuove scuole municipali era sufficiente che le bambine
avessero un’età compresa tra i sette e i dieci anni e dimostrassero di essere in
buona salute, poiché i posti scarseggiavano, veniva attribuita la priorità alle
allieve orfane, prive di madre o che vivevano in condizioni particolarmente
disagiate
10
.
Nelle puntuali relazioni che l’assessore Pietro Baricco pubblicò
nel corso degli anni Cinquanta, il dato più rilevante fu proprio lo straordi-
nario aumento delle allieve delle classi femminili, divenute, sia per il corso
elementare inferiore sia per quello superiore, «affollatissime»
11
.
Resta da capire perché, nel Regno di Sardegna della prima metà
dell’Ottocento, sia emerso un così grande interesse per l’educazione delle
donne. Certamente, le cause furono molteplici, ma le principali vanno pro-
babilmente individuate nell’utilità che sia le famiglie sia lo Stato attribuirono
per la prima volta alle scuole e all’educazione. Le campagne illuministiche
a favore dell’istruzione, presentata come fonte di evoluzione personale e di
promozione sociale, dovevano aver fatto breccia nelle famiglie benestanti,
portandole a considerare in una nuova prospettiva l’istruzione delle ragazze.
Da orpello, l’educazione divenne un patrimonio, parte dell’eredità familiare
che aggiungeva valore alla dote nella ricerca di un matrimonio di prestigio.