167
4
Regio Brevetto col quale Sua Maestà dà alcuni provvedimenti in ordine alle Case d’educa-
zione e d’istruzione per le fanciulle
,
Torino, dalla Stamperia Reale, 24 marzo 1832.
5
La citazione è tratta dalla supplica con la quale Roberto D’Azeglio chiese al re di aprire
una scuola per ragazze affidandola alle suore Fedeli compagne di Gesù. AST, s.p.,
Materie
Economiche, Pubblica Istruzione, Scuole primarie, scuole femminili, asili d’infanzia
,
m. 4,
T-Z, 1809-1848,
le Marquis Robert D’Azeglio au roi, 3 février 1836
.
Sull’attività filantropica
dei coniugi Barolo e dei D’Azeglio cfr. Chiosso, 2007, pp. 101-130, 222-224.
6
Ibidem
.
7
AST, s.p.,
Materie Economiche, Pubblica Istruzione, Scuole primarie, scuole femminili,
asili d’infanzia
,
m. 4, T-Z, 1809-1848.
dal «vantaggio che la società debbe raccogliere da una religiosa e morale edu-
cazione delle fanciulle, dalle quali, divenute poi madri di famiglia, dipende il
primo avviamento della figliolanza verso il bene»
4
.
In effetti, anche i documenti prodotti dagli uffici e gli avvisi che precede-
vano l’inizio degli anni scolastici sembrano attestare che nel Piemonte dell’ini-
zio degli anni Trenta era già largamente diffuso e stereotipato il
topos
secondo
cui l’educazione femminile andava promossa e sostenuta in virtù dei benefici
effetti che avrebbe avuto sulle generazioni future, dato il ruolo di madri e di
educatrici che per natura competeva alle donne. Le stesse fonti attestano pure
che dell’utilità dell’istruzione femminile erano persuase porzioni sempre più
ampie della società: benefattori e benefattrici come i D’Azeglio e i Barolo ve-
devano nell’apertura di asili e scuole per bambine un mezzo di redenzione so-
ciale, dato che «l’esperienza prova ogni giorno quanto una madre di famiglia,
veramente cristiana, sia valevole ad infondere tenacemente l’amore della virtù
nel cuore dei figli, prima coi precetti o col consiglio e più tardi coll’esempio»
5
.
Nelle intenzioni loro e di altri filantropi che in quegli stessi anni si adoperaro-
no per la diffusione di «un’instruzione religiosa non interrotta»
6
,
l’educazio-
ne delle donne rappresentava non solo un mezzo per contribuire alla ricon-
quista cattolica dell’Europa uscita dalla Rivoluzione francese e dall’impero
napoleonico, ma anche uno strumento di pacificazione e di coesione sociale.
All’epoca esistevano, tuttavia, posizioni assai diverse in relazione
all’educazione femminile: si pensi al caso di Marianna Masser, emigrata a To-
rino da Livorno, la quale, nel 1820, chiese e ottenne di aprire una «scuola per
le fanciulle» a Rivoli. Sebbene, sin dall’inaugurazione, la Masser dichiarasse
che «l’istruzione religiosa e morale sarà sotto l’autorità Ecclesiastica l’ogget-
to della principale sua cura», era evidente che l’insegnamento rappresentava
per la Masser soprattutto una fonte di reddito, ovvero una delle rare, se non
l’unica, occasione che una donna aveva all’epoca di esercitare un lavoro intel-
lettuale o comunque che la rendesse autonoma
7
.
Non a caso, in quegli stessi