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Esisteva, inoltre, un sempre più ampio ceto che pensava a lavori intellettua-
li anche per le donne. In questo senso, quella dell’insegnante rappresentava
un’ottima occupazione. Di fatto, all’inizio dell’Ottocento, avvenne anche per
le donne quello che era successo ai maschi nella seconda metà del Settecento.
Così come, con la laicizzazione della cultura, gli Illuministi avevano dovu-
to arrangiarsi con lavori di proletariato intellettuale, quali il precettorato, la
pubblicistica e la collaborazione a imprese editoriali di gruppo, allo stesso
modo, l’insegnamento offriva alle femmine la possibilità di esercitare un me-
stiere non solo apprezzato, ma anche universalmente riconosciuto come il più
consono alla natura femminile.
Dal punto di vista dell’offerta, poi, istruzione ed educazione attirarono
la sempre più convinta attenzione sia del pubblico sia del privato. Certamen-
te, la prima a muoversi, contribuendo anche a originare un circuito virtuoso
tra domanda e offerta, fu la beneficenza privata, incarnata da alcune famiglie
della grande aristocrazia subalpina. I già citati Giulia e Tancredi di Barolo,
oltre a Costanza e Roberto D’Azeglio, fondatori e animatori di scuole e isti-
tuzioni educative e assistenziali affidate a congregazioni religiose, vedevano
nell’istruzione cristiana un mezzo sicuro su cui fondare non solo il manteni-
mento dell’ordine costituito, ma anche il progresso sociale e produttivo della
nazione.Anche se un po’ più tardivamente, lo Stato neppure si lasciò sfuggire
l’occasione per estendere alla componente femminile della popolazione quel-
lo straordinario mezzo di coesione sociale che era la scuola, che la Rivoluzio-
ne francese prima e poi soprattutto l’impero napoleonico avevano dimostrato
essere un formidabile veicolo dei valori funzionali al potere
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2.
Tra pubblico e privato: la differenziazione dell’offerta
Sebbene i dati relativi alle classi femminili non siano sempre omogenei
e di facile comparazione, sembra comunque corretto affermare che negli anni
immediatamente successivi all’apertura delle scuole comunali il numero di
allieve delle classi elementari aumentò prodigiosamente. Certo, non bisogna
dimenticare che, in quegli stessi anni, crebbe anche l’alfabetizzazione ma-
schile, grazie soprattutto alla rinnovata attenzione dello Stato sabaudo nei
confronti della scuola sancita dalla legge Boncompagni nel 1848, ma l’aumen-
to del numero di studentesse è impressionante soprattutto se si pensa che
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Su questi temi mi permetto di rimandare a Bianchini, 2008.