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San Paolo. Si trattò piuttosto di una caratteristica rilevabile a livello generale
e probabilmente anche di una risposta alle ingerenze regie, che estendevano
sempre più il controllo dello Stato sulla carità privata. Inoltre, a questo carat-
tere corporativo mostrato dalle istituzioni assistenziali si venne combinando
anche una crescente volontà da parte dei filantropi di stringere la cerchia dei
destinatari della loro azione caritativa all’ambito famigliare. Il fenomeno è
evidente ad esempio al Soccorso, dove i benefattori fondarono in modo cre-
scente piazze i cui criteri di ammissione davano la priorità ai relativi gruppi
famigliari. Tale orientamento finì per allontanare il Soccorso dall’intervento
di tipo assistenziale, seppure legato ad un’idea di bisogno relativo, che aveva
segnato il suo operato ancora nei primi decenni del Settecento. Se è vero
che esso non si era mai rivolto a situazioni di assoluta indigenza, fino a quel
momento aveva comunque favorito coloro che si trovavano in condizioni di
vulnerabilità – dove la vulnerabilità era data dall’assenza della figura paterna
e dalla debolezza dello
status
economico della famiglia. Con la crescita delle
piazze di fondazione privata, invece, i legami di parentela col fondatore fini-
rono per sopraffare ogni altro requisito richiesto. Le famiglie stesse, a questo
punto, ebbero un ruolo cruciale nel contrastare le eventuali perplessità de-
gli amministratori davanti ad ammissioni che risultavano prive dei requisiti
stabiliti dagli statuti seicenteschi; esse percepivano ormai l’ammissione per
elezione famigliare come un diritto. Anche nella vita interna le logiche del-
le famiglie discendenti dai benefattori sembrano aver acquisito un peso cre-
scente rispetto alle regole dell’istituzione. Colpisce ad esempio la libertà con
cui, negli ultimi decenni del Settecento, le figlie entrano ed escono, anche per
tempi lunghi, continuando a mantenere impegnata la loro piazza. Così come
colpisce la libertà con cui una piazza passava da una sorella all’altra. In queste
pratiche è ormai evidente da parte di costoro un uso dell’istituzione come
utenti piuttosto che come assistite. È evidente che a questo punto il Soccorso
non funziona più come istituto assistenziale e che è ormai avviata l’evoluzio-
ne in educatorio. Dobbiamo dunque riconoscere nella creazione delle piazze
private un momento determinante nel processo che condusse alla trasforma-
zione del Soccorso da istituto assistenziale a educativo. Al Soccorso l’uso del
termine “educande” appare ormai comunemente nei documenti dell’epoca
napoleonica e la stessa Municipalità, a detta dei confratelli, riconosce che si
tratta di un’opera importante per l’educazione delle «figlie di maniera»
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.
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ASSP, I,
Socc.
,
Ordinati
, 251,
ordinato del 14 aprile 1799.